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Archivio Novembre 2005

STRANO ORDINE, DISORDINE E PAROLE ORRIBILI

29 Novembre 2005 11 commenti

Ma voi siete ordinati?
Io una volta lo ero troppo. Mi sono resa conto che era un’ordine maniacale, che cercavo di stabilire ad esempio in camera mia, per sopperire al disordine che avevo in testa. Le donne quando hanno qualche casino: o vanno dal parrucchiere, o svuotano gli armadi o puliscono. Io mi soo spinta oltre. Uno di quei pomeriggi in cui mi sentivo mentalmente in disordine, verso le cinque all’ora del the mi è venuto in mente che avrei potuto dare il bianco in camera da letto. E certo. tanto che ci va. E l’ho fatto.
Poi c’erano le cose inutili. Gli scontrini di serate, di ristoranti, di gelati,di regali. Che faccio? Li butto? Non sia mai. Una forma di nevrosi vera e propria. Non buttavo via niente. Quel mio amico veniva da me e gli si staccava dal polso il braccialettino brasiliano colorato di quando aveva 15 anni? E che vuoi fare? Lo vuoi muca buttare? E’un ricordo. Ma bbbaffanculovà. Un giorno ho pensato che presto avrei avuto la casa piena di scontrini, carte di caramelle, tappi di bottiglie di birra…Allora mi son detta che era ora di darsi una regolata. Cazzo è tutto quest’ordine finto? Tutte le cazzatine, i ricordi, nei cassetti. Perfettamente in ordine, catalogati per anno. AAAAAh! Ma che cosa sto facendo. Via. Butto tutto. Anche la cannuccia del cubalibre di quella sera che.. Sì. Sì, cazzo. Per la mia salute mentale. Credevo che le persone disordinate fossero un po’ sconnesse. Invece, no. Non è vero. Diffidate sempre da quelli troppo pignoli e ordinati. Il film “American Psycho” insegna.
Mi fanno venire ogni sorta di nevrosi alcune espressioni che ora vi elenco:
“Un attimino” . Devi un attimino capire che… Ma cosa!!!! Che cazzo vuol dire!
“Una serata carina” Carina…carino. Orrore.
“Inrigante”
“A prescindere”
“Cioè”. Inteso come: “Cioè, no,” o ancora nella versione terrificante: ”
Cè, no”
“Andiamo a mangiare UN BOCCONE” AAAAAAAAAAAAAAAAH!
“Andiamo a bere UNA COSA” AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAh!
“Un momentino” No comment.
“Sostanzialmente”
Se qualcuno mi dicesse: “A prescindere dal brutto tempo potremmo passare una serata carina con gente intrigante, cè, no? Andiamo a mangiarci un boccone se abbiamo un attimino fame, poi se abbiamo un momentino passiamo da lì che sostanzialmente si può fare” POTREI UCCIDERE:

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LA STRANA FAMIGLIA

25 Novembre 2005 4 commenti

Io li spio sempre.
Ieri la figlia maggiore Ha suonato un po’ la chitarra elettrica e ogni tanto si annusava l’ascella pezzata. Non si cambia mai i vestiti.
Il padre è l’unico che lavora e sono pieni di soldi. Lui ha sempre la pipa in bocca. La moglie ha una mezza palestra in casa e si scolpisce gli addominali per gran parte della giornata. Poi si fa la doccia e si rimette i vestiti sudati. La figlia piccola è di colore. Chissà di chi è. La moglie quando il marito va a lavorare, invita gli amici di lui e li corteggia vestita di fucsia con gli addominali in bella vista. E’ una gran vacca. In giardino ha una yakuzi e ci porta gli amanti. La vasca è coperta da siepi a forma di cane.
Il figlio più piccolo è rincoglionito, si veste da Harry Potter e non fa mai i compiti. Il padre è rincoglionito: non sa usare il forno e dà fuoco alla cucina spesso e volentieri. arrivano i pompieri ma lui dopo averli fatti entrare si appisola sul divano.
La figlia più grande ha il letto che vibra se schiacci un pulsante ma lei non se la vuole trombare nessuno, preferiscono la gran vacca di sua madre
Lui quando cucina preferisce tagliare le verdure sul ripiano in marmo del bagno. Va al cesso e non tira l’acqua. Si intasa spesso, il loro cesso. Poi lo stura la cameriera quasi vomitando.
La moglie parla con le amiche ad alta voce ma non riesco a capire che cazzo si dicono. Sono cafoni. Lui lascia i piatti per terra e arrivano mosconi grossi come passeri.
Lei si annoia, non le piace il divano, poi la vedi applaudire tutta goduta davnti ad un vaso di gerani. Gli ho regalato un acquario. E stavano lì davanti a dire: OoooooH! aaaaaH!
Lui si chiama Gustavo, la moglie Uendi, la figlia pezzata Papalla, la nera Puma e il rincoglionito vestito da maghetto è Gnagno.
Abitano nel mio pc.
The sims, il gioco.
Se lo conosci e lo eviti recuperi un po’di rapporti sociali. E’ peggio di una droga.

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BOCCACCIA MIA NON STARE ZITTA

24 Novembre 2005 1 commento


Ora te lo voglio dire quanto ti ho sopportato.Troppo. Dovrei stare a bocca chiusa perchè non ti meriti neppure che io ti dica, cara, quanto mi stai sul culo. Sì. Tu che pensi di essere perfetta, tu con le tue fisime le paranoie, appiccicosa come lo zuchero filato della più pessima qualità. Come un big buble scaduto appiccicato all’involucro. Il tuo involucro fa più schifo di quello che c’è dentro.
Resta dove sei.Fermati un attimo a pensare a quanto dovrai vergognarti guardandomi negli occhi.
Sei come un ombrello rotto. Ingombrante e che non serve a niente. Ti fa solo incazzare. E sai cosa ti dico? Vaffanculo, con tutto il cuore.

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LO STRANO LIBRO

24 Novembre 2005 3 commenti

La Cleo mi ha regalato un libro come al solito (vedi post “La mia strana amica Cleo”). Si chiama “Reinventa la tua vita”.
Parla delle trappole dentro le quali ci ichiappettiamo da soli, sostanzialmente. C’è la trappola della mancata autostima, la trappola della debolezza…La mia l’ho trovata nell’indice e si chiama “trappola dell’abbandono”. Ogni volta che qualcuno si allontana mi inchiappetto da sola sostanzialmente. Era così. E allora vai: pomeriggi sul divano a pensare.
pensavo talmente tanto che ad un certo punto le parole uscivano dal cervello e finivo col parlare da sola. Tipo che mi facevo le domande e mi rispondevo. Deeva schiaffeggiava Deeva a parole, una era fortissima, l’altra era una cagasotto del cazzo. Una diceva, alzati cazzo fai Tu qui. Scappa. L’altra si adagiava: No. E dove vado senza quella persona.
Una si autocommiserava l’altra era già pronta a spaccare culi come sempre.
Una era una tremante e apatica. Era ingabbiata, cazzo. La trappola, giusto.
Intrappolata dalla sua bontà. E’ brutto da dire. Bontà e pazienza sono cose da coglioni: sono arrivata anche a pensare a questo. E allora divento cattiva. Mi sono alzata dal divano. c’era già il fossile del mio culo. Ho messo la maschera. Gli occhi mascherati da strati e strati di nero. Così sembro più cattiva. Poi una mia Amica, Maya, un giorno non sapeva più come prendermi. Deeva imbastardita fino all’osso, fosse anche per finta andava bene per me. Ma recitavo. Il mio pensiero era sempre là. E io so dove. Lei mi ha scritto una lettera. Non l’avevo mai ascoltata ma avrei dovuto leggere.
L’ultima frase diceva: “Esci dall’incubo della vita degli altri e riprenditi la tua.”
Poi è arrivato anche chi, tra una risata e l’altra mi ha dato un bacio sugli occhi e ha tolto via tutto quel nero. Grazie….
E il giorno dopo ho pensato
“Non è successo
non sono io
non è colpa mia
ritorno indietro”
E ho camminato a testa alta.

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LA GITA SCOLASTICA

23 Novembre 2005 21 commenti

…facevo la terza liceo linguistico “sperimentale”, io Deeva e Roxy stavamo “sbocciando” e iniziavamo a spiccare per il brusio che creavamo sempre in classe e la disattenzione che regnava perenne con il risultato di venire sbattute fuori dalla classe durante la lezione di quella che noi definivamo “nazista” e chi poteva essere se non la prof di tedesco…??
Bè arriva febbraio ed è ora di partire per la tanto attesa gita scolastica di ben 2 settimane con destinazione una tanto ridente quanto minuscola cittadina in Bretagna chiamata LANNION; lo scopo è quello di imparare il francese seguendo un progetto sulle telecomunicazioni (era credo il 1993 e di telecomunicazioni noi non ne sapevamo proprio una mazza…)finanziato dalla CEE…che dire, di telecomunicazioni io ancora adesso non ne so nulla ma che giorni abbiamo passato insieme…
Non si aveva mica il cellulare, quindi mica esistevano mms sms e cazzate varie, noi si andava avanti con le macchinette fotografiche che pesavano 2 chili l’una, di quelle che hanno il flash che funziona quando gli pare e cioè mai quando serve…ma la genialata la ebbe Deeva che prima di partire arriva a scuola e ci dice:”oh raga porto il registratore portatile così registriamo le cazzate che spareremo in queste 2 settimane!!”
e così la gita con registrazione inclusa minuto x minuto inizia sul treno per Parigi…ce l’ho ancora la cassettina che poi ci fece al ritorno la Deeva.
E che ridere quando rapimmo nella nostra camera il “bello della gita” che aveva un fisico da sbavarci dietro e a noi gli ormoni salivano alle stelle tanto che la Deeva finì per appiccicarglisi ad una gamba fino a farsi trascinare x il corridoio dell’ostello urlando”maròòòò che ti fareiiii!!!”
E le conferenze interminabili su ‘ste telecomunicazioni…? durante le quali ovviamente non ascoltavamo nulla, con la successiva prova nella quale dovevamo posizionare una mega antenna per prendere i canali televisivi e la prof che mi insultava”non sei capace a fare niente!!!”ed io mi incazzavo a morte(non c’è un termine educato per esprimerlo)e con gesto perentorio e occhi fuori dalle orbite cristonavo come uno scaricatore di porto….
Non posso non menzionare il packet lunch che ci forniva l’ostello:pane con la consistenza di un chewing gum, formaggino di tal marca”la vache qui rit”e cioè “la mucca che ride”(…che cavolo c’è da ridere in un formaggino non l’ho ancora capito…vabbuò!), barretta di cioccolato e l’immancabile arancia…bè scafandravamo sempre tutto, compresa la mucca ilare, ma di mangiare l’arancia non se ne parlava proprio!E che se ne fanno una ventina di adolescenti di chili d’arance che rotolano x le varie camere?bè facile!decidono di fare “la guerra delle arance” x i corridoi dell’ostello no?!e ripeto, è tutto registrato!
Non ho dubbi:è la gita + bella che abbia mai fatto e sono sicura che anche le altre amiche strane la pensano come me.
Da qualche parte ce l’ho ancora la cassettina, stasera vado a casa e la cerco, la voglio ascoltare….

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ANCORA AMICHE STRANE

23 Novembre 2005 38 commenti


Ludovica la conosco da quando stavamo nella pancia della mamma. Lei nella sua io nella mia ovviamente. Ma siamo cresciute insieme. Non abbiamo mai litigato, solo una volta a sei anni perchè io le ho rotto una coccinella con le rotelline. Da piccole non eravamo mai daccordo sui giochi da fare: io volevo giocare o con la famiglia cuore o a cantare. Lei voleva giocare alla fattoria degli animaletti. La famiglia cuore! Lei aveva quella super, con i due bambini. Costava sessantatre mila lire e mi rendo conto che a quei tempi era tantissimo. Siccome avevo i sensi di colpa ho chiesto a mia mamma di comprarmi quella che aveva solo il bambino piccolo e i genitori. Niente gemellini. Costava cinquantatre mila lire.
Lei aveva anche una cosa che mi affascinava da morire, mi mandava fuori: la testa mozzata di una bambola bionda appoggiata su un ripiani di plastica blu. La vendevano così, e tu dovevi pettinarla e truccarla. Macabro. Mi piaceva troppo. Lei non ci giocava mai e mi faceva venire una rabbia. Poi aveva sempre un mazzo di chiavi in mano Ludovica, non chiedetemi perchè. Le faceva tintinnare. E a me veniva la pelle d’oca. Smettila! E lei ci godeva e tintinnava.Poi si è sposata e io ero la sua testimone. Avevamo diciannove anni ed io il giorno dopo avevo l’orale della maturità. Si è sposata davvero per amore ed è ancora sposatissima e innamoratissima. Mi fai un nipote? NO. C’abbiamo già il cane, ma sai quanto mi costa la belva ogni mese? Al cane gli lasciano la tele accesa quando escono.
Ieri l’ho vista a spasso con un bimbo, il figlio di una sua amica. Gli infilava il cappelino di lana mentre lui era seduto sul passeggino e lei era dietro il passeggino. Io guardavo il bimbo. E la immaginavo come mamma.
Lei gli calava il berrettino sul naso: Ce li ha gli occhi?
Mi è venuto da ridere. Seria seria. Ce li ha gli occhi? E il bimbo coperto fino alla bocca, no. Non ce li ha .
Poi c’è Sharon. Lei era il mio alter ego alle elementari. Sapeva far tremare le pupille. Era pazza. Aveva scoperto che si sballava se annusava la lacca che aveva spruzzato in un sacchetto della spesa. E lo faceva, tutta contente. Aveva otto anni.
Era bravissima, come me a fare gli scherzi telefonici. Ho cassette piene di scherzi registrati. IO e Ludovica volevamo fidanzarci o con Simon Le Bon o con Bon Jovy. IO e Sharon volevamo fidanzarci con Freddy. Freddy Krugger.
Ci piacevano i morti, i fantasmi le bambole impiccate e andavamo alla ricerca di spettri al cimitero di pomeriggio però, perchè facevamo le medie ci sentivamo grandi ma ci cagavamo sotto lo stesso. Lei mi diceva che i bimbi piccoli sono rincoglioniti e che gli puoi anche dire qualsiasi cosa, anche cose brutte, basta usare il tono giusto: E’ lebbrosa la mia sorellina?? Eh? Ma sssì!Ma sì che lei è taanto lebbrosa! E la bimba rideva, rideva. Poi si è sposata burrascosamente con un olandese e ha fatto una bimba olandese. Lui sapeva dire solo una frase in italiano: Mi porti un altro litro di birra? Ecco. Una volta l’ho visto intento a strozzare un tacchino. Per fare il tacchino ripieno.
Poi io e Sharon ci siamo perse e ritrovate più volte. L’ultima volta mi fa: Sta sera andiamo a bere qualcosa insieme, ok, alle nove e mezza qui.
Non ci sono andata.
Sapevo già che lei non ci sarebbe mai venuta.
Infatti.
Prevedibilmente imprevedibili e strane. Le mie amiche.

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LO STRANO PIASTRELLISTA

17 Novembre 2005 Nessun commento

Io conosco uno che fa il piastrellista. Una volta era anche un ragazzo piacente. Ecco. Mi fa un po’ schifo questa parola. Non era bellissimo ma nemmeno da buttare. Un po’ troppi peli forse.
Ai tempi della scuola aveva la barba incolta che faceva “vissuto”. Andava al parco a leggere libri impegnati e noiosi. Ma penso che li leggesse davvero. Tipo starno questo piastrellista con per giunta l’hobby della scultura. E era poeta anche.
Insomma un tipo di quelli che non guarndando troppo alla sua pancia che dava già a 19 anni evidenti segni di slargamento ( e questa parola mi piace anche se non esiste, poteva sembrare interessante.
Poi la pancia ha cominciato ad allargarsi a dismisura. E piano piano è diventato un ottimo potenziale cliente-paziente di tutta l’associazione medici dentisti italiani. Ultimamente mi ha detto che gli piacciono i ponti mobili. Quelli che poi la notte metti nel bicchiere e questi denti galleggiano. Son più economici, cazzo me ne frega, dice.
Una sera di qualche anno fa mi incontra. Vieni a casa mia a leggere le mie poesie? Mmmmh.C’è anche mia madre, è il mio compleanno. Ah, va beh.
In realtà ci stava provando un po’. Ma io in questi casi sondo bene il terreno, e solo poi parte la reazione. Arriviamo in questa casa. Una casa pertfettamente normale. Con la madre il divano, le porte. Tutto. Ma lui in camera non aveva il letto. Al posto del letto un materasso buttato per terra. Che fa più artista maledetto. Va beh. La madre ha fatto la pizza. E’ il compleanno del poetapiastrellista. Ma lui vuole che la pizza la mangiamo io e lui da soli in camera sua (muri dipinti di rosso) e così sbaracca il comodino ci mette su una candela e va beh. Ceniamo. Pizza e coca cola.
Mentre mi fa vedere le sue foto, dicendo eeh questa se la vedi non so…magari poi ti innamori, io non penso niente. Penso solo: va beh.
L’atmosfera è cupa si muore di caldo ci sono le zanzare la camera del keruak di sti cazzi è al piano terra.Insomma la situazione è pesante e anche lui inizia ad esserlo. I doppi sensi. Se c’è una cosa che mi fa schifo sono i doppi sensi. Con la coda dell’occhio guardo la finestra e lancio un urlo stile esorcista. Alla finestra c’è uno. Con le mani sulle sbarre, stille carcerato. Ci guarda. E’ nudo. Il poeta mi dice ah no, niente lui è Gian Piero. E’ il suo vicino di casa. Abita sopra la famiglia gli ha preso una casa è ricco ma assolutamente psicolabile. Ma, chiedo, ci deve guardare così? No. No. Vuole la coca cola. Gli passa un bicchiere di coca cola dalla finestra, non è nudo, è in mutande. Scalzo.
Deve attirare l’attenzione in tutti i modi. Allora dice che la coca cola era buona ma adesso deve anche un po’ vomitare. Il poeta lo va a prendere lo fa vomitare e questo vomita per finta. Va beh. Lo mandiamo a casa. Ma lui dopo un po’ è di nuovo alla finestra. Ci guarda e vorrebbe che IO gli facessi un massaggino sul pancino perchè forse ha una congestione.
Dico che non sono capace a fare i massagini e lui se ne va. Non so se è peggio lo psicolabile alla finestra o il poetaporco che inizia a dirmi cazzate x provarci. Il porco dice ti offro da bere. Andiamo in un posto. Lui
è convinto. Vuole che io beva. No.Grazie. Dentro di me dico guarda che manco in coma etilico ce la fai a portarmi nel tuo giaciglio pulcioso bohemien. Non bevo allora andiamo via. E’ l’una di notte e lui non è riuscito a farmi ubriacare. Guido io, nella mia macchina c’è l’odore del suo alito alcolista. Ti porto a casa, gli dico. Già. Anche perchè mi hai spaccato il cazzo con le tue poesie e il tuo modo di provarci e sei anche squallido, ma ovviamente queste cose non gliele dico.
Vuole andare in vineria. Daiii daii. Va bene. Mi incazzo, ma premedito la mia vendetta preferita quella che si fa con la lingua triforcuta. Lui vuole assolutamente che io beva un bicchiare di dolcetto. No.Inizia a raccontarmi di quando ha fatto le vacanze in un monastero. E degli squisiti dolci offertigli da una prostituta che una sera lo ha ospitato a casa. perchè queste cose fanno tanto poeta maledetto. Inizio a ridergli in faccia. Prima un po’ poi scoppio. Lui mi prende le mani io ritraggo con odio la mia. Non lo fare mai più. Hai capito? Non mi devi toccare. Mai più. Lui è ubriaco e io sono incazzata davvero. Lo riporto a casa. Siamo in macchina lui deve capire come si scende.Sono le due. In mezzo alla strada scorgo uno. In mutande. Scalzo. Gian Piero si è chiuso fuori. Bisogna chiamare i pompieri.
Ce lo racconta tutto contento. La nostra attenzione per sta sera l’ha attirata abbastanza. Aspetto i pompieri. Appoggiata ad un palo. Sul marciapiede. Per mano tengo il pazzo che è tutto contento e mi racconta otto volte cosa gli è successo. Il poeta deambula. C’è un fiume lì vicino. E io penso: dai. Salta giù che fa tanto poeta maledetto. Il pazzo mi dice: certo che non dovresti uscire fino a quest’ora. Non sai che gente c’è in giro.
VA BEH.

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LA STRANA CASALINGA

14 Novembre 2005 8 commenti

A volte penso che mi piacerebbe fare la casalinga. Lo penso ogni volta in cui non lavoro e vedo come sono le strade, i negozi, le persone al mattino. Mi piacerebbe alzarmi presto e uscire per andare a fare la spesa. Con le borse della spesa e il sacchetto del pane in mano camminerei salutando qua e là le persone che vanno di fretta. Invece io andrei piano piano. Una bella casalinga senza fretta. Arriverei a casa e inizierei fare i letti, poi passerei il folletto e accenderei la tv. So già che impazzirei nel tentativo di prendere la line a tutti i giochi a premi televisivi.
Poi vorrei mangiare con calma, lavare i piatti con quei detersivi ipertecnologici che esce mastro lindo e ti aiuta a sgrassare. Poi vorrei farmi il caffè e berlo nel bicchiere. Non nella tazza, nel bicchiere. Le mamme casalinghe delle mie amiche lo bevono tutte nel bicchiere. Poi vorrei guardare beautiful e i programmi della de filippa con le scimmie urlatrici.
Nel frattempo preparerei già la cena in modo da passare le altre ore a passare la tinta in testa alla mia migliore amica bevendo il secondo caffè.
Poi mi metterei lo smalto e i bigodini. La crema idratante un po’ di trucco e il profumo e aspetterei mio marito. Lui mi direbbe ciao cara sono tornato. E io gli sbottonerei la camicia e gli porterei le ciabatte. Mi piace. Una casalinga geisha. E poi gli salterei addosso. Una casalinga bella felice e senza fretta.
Invece io non ho mai tempo per fare un cazzo.
Basta.
Da grande voglio fare solo la casalinga.
Bella.
E senza fretta.

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DAL VECCHIO DIARIO DI DEEVA

8 Novembre 2005 2 commenti


Riporto qualche sogno di qualche anno fa, i nomi di persona sono stati modificati…ma si riferiscono a persone realmente esistenti
10 dicembre 1996 sogno:

?ero a casa di Fiorenzo, c?eravamo solo noi due ma la casa era un po? in disordine e c?era un mio reggiseno sul tavolino in salotto poi mia madre veniva a prendermi e mi portava lei la valigia piena che ne so poi ero sotto i portici e anzi no ero in macchina in piazza e c?erano delle bancarelle che vendevano telecamere e sotto i portici c?erano i Prodigy in bici ed erano sui 16 17 anni e io dicevo miiiiii i Prodigy e loro inchiodavano e tornavano indietro e una ragazza che forse era romana si sedeva sul cancello e spiegava un articolo sui Prodigy in inglese e io chiedevo chi è quello che nel video di Breath ha le lenti a contatto fosforescenti poi però prima ero in un supermercato con la mia ex classe

9 gennaio 1997 sogno:
vivevo in una casa strana con sul retro delle scale antincendio e non so perché vivevo insieme a Norman Bates (il pazzo di Psycho) dato che era pazzo io volevo scappare ma avevo paura allora lui per impedirmi di scappare mi versava addosso una vernice che al buio si vedeva alla luce no?poi un giorno volevo scappare ed ero in via roma e c?era il bar e io ero lì ferma con Bates e dei signori che chiacchieravano e io volevo scappare poi mi tuffavo nell?acqua melmosa che circondava la casa perché volevo che si togliesse la vernice e nuotavo e lui era sul cornicione e mi diceva ora giochiamo all?impiccagione poi eravamo sulla scala antincendio per tornare a casa da quel lago e io avevo un mazzo di rose in mano e mentre salivamo lui era davanti a me ed io cercavo di pungerlo con le rose per farlo cadere

9 febbraio 1997 sogno:
Ho sognato di essere in una specie di ostello e convento io e Fiorenzo dormivamo in una stanzetta in un letto piccolo e nessuno sapeva che eravamo entrati c?era un altro letto e da quel letto la mattina è uscito Simone.
Poi ero in un posto in montagna e la nipotina della mia amica Amelia cadeva in un fiume e arrivava Meggy la salvava e andavamo da Amelia a dire ?Certo che la bimba è una peste ed eravamo un po? incazzate poi Meggy voleva farsi una doccia calda perché l?acqua del fiume era gelata e la faceva in un bagno che, io le dicevo, era quello di Gabriele in montagna però si faceva la doccia vestita io tenevo in mano il coso della doccia e la innaffiavo sulla schiena poi le dicevo ?se vuoi esco così ti togli i vestiti? e lei ? eh.?

I sogni sono così.Senza punteggiatura. Non ci si capisce apparentemente un cazzo.In realtàprocedendo per associazioni mentali è tutto dannatamente chiaro. Vi assicuro.
Mmah!

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DI ME

4 Novembre 2005 22 commenti

Ho di nuovo i capelli lunghi. Mi ricordo che anche da piccola mi crescevano alla velocità della luce. Essendo una stronzetta egocentrica volevo che me li tagliasse solo il coiffeur gay di mia madre. Lui mi faceva sta frangetta, che con i miei capelli giapponesi stava divinamente e poi mi diceva: Che beeeei capelli! Una giap-po-ne-si-naaa! Ed era tutto fiero.
Poi a diciassette anni io e le Amiche Strane avevamo i capelli spaccati a metà. Poi è arrivato il periodo delle tinture e dei pasticci fatti in casa. Tipo l’hennè. Roscio. Lo vuoi potente o normale? E io ho detto che lo volevo potente. Così poi sembravo Pippi calzelunghe. Che mi stava sul culo da morire. E mi sono anche macchiata le unghie di Hennè e non è andato più via per mesi. Pippi Pippi Piiiippi! Ma baffanculo. Però in realtà quella che mi stava sul culo da morire era Laura Ingles. Quella della casa nella prateria che dormiva con la cuffietta in testa e le trecce.
Con le sue sciarpone di lana. Ahh, come mi piacerebbe sapermi fabbricare una sciarpa. Come fa Roxi. Io son capace di lavorare a maglia con i ferri e tutto. Solo che non sono capace a fare gli anellini di lana intorno al ferro. E sebza di quelli che cazzo mi sferruzzo? Se me li fate voi, vi faccio una bella sciarpona. Magari me li fa Roxi.
Poi se devo essere sincera c’è una cosa che non so fare.
Ma mi volete spiegare come cazzo si chiude la pentola a pressione?
Sono rimasta almeno un quartod’ora. Col coperchio in mano. Per dritto, per rovescio. Niente. Un po’ mi veniva da ridere un po’ mi incazzavo. Alla fine ho telefonato a mia nonna. Nonna?! Come cazzo si chiude la pentola a pressione? E lei: Col coperchio. Aaaah.Lei arriva. Blllop! Va là. Chiusa. E giuro che ci avevo provato anch’io per quel verso ma con me non entrava. La pentola a pressione è una zoccola. Così come le matite, che scompaiono. La sto usando, la poso un attimo e la stronza matita scompare. Ho spostato anche il divano una volta. Niente.
Come spariscono forbici, apribottiglia etc. C’è, come dicono in un film, un mondo parallelo fatto di forbici, apribottiglia..e matite.
Morale della questione? Devo tagliarmi i capelli.
Ps: se qualcuno si è imbattuto nella bastardaggine della pentola a pressione
o di altri oggetti che non capite, parliamone.
Scrivetemi : deevalamicastrana@tiscali.it

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