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Archivio Aprile 2006

Una pazzia…

19 Aprile 2006 22 commenti


Sabato scorso ho deciso di lanciarmi con il paracadute! Ne avevo bisogno. E basta.
Prima del volo ero un po’ agitata, ma non si vedeva molto se non che non capivo un cavolo di quello che la gente mi diceva! Però ero allegra!
Poi sull’aereo ero un po’ iperattiva…ma non troppo…quando hanno aperto lo sportello dell’aereo…ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh! Lì ho avuto davvero paura! E’ stato l’unico momento in cui ho sentito angoscia e ho visto il terrore negli occhi di Ponga seduta davanti a me! Ma è stato un attimo! Poi quando il pilota (un gran bel tipo?) mi ha messa a penzoloni sul bordo dell’aereo (!) ridevo! Isteria credo!!! E poi giùùùùùùùùùùùùùùùùùùù!!!!!!!!!!!!
Subito non riesci a respirare…poi trovi un equilibrio ed è bellissimo!!! Quando si apre il paracadute è spettacolare! Vedi tutto il paesaggio…la gente sotto che ti aspetta…io salutavo tutti…bello, davvero bello!
Poi dopo sono rimasta un po’ fuori…tipo sorriso stampato in faccia…da ebete! E poi il bello/brutto viene dopo…per due notti non ho dormito!!! Anzi non abbiamo dormito! L’abbiamo fatto in 4 e tutti abbiamo avuto le stesse sensazioni! Ogni volta che si chiudevano gli occhi si riviveva il volo! Allucinante! Sabato e domenica ho dormito tipo tre ore per notte! Però è una sensazione bella! Non hai il nervoso perchè non dormi! E’ l’adrenalina credo…!
Poi da lunedì abbiamo iniziato a dormire più o meno bene! Martedì sera ci siamo trovati per montare video e foto…bellissime! Abbiamo 200 foto e più video! Divertentissimi! L’altra sera con Camilla ci stavamo pisciando addosso dal ridere nel vederli!
E adesso che dire? …mi sento benissimo! Ah! E’ una liberazione! Davvero! Mi sento così svuotata…è difficile da spiegare comunque sono felicissima!!! Fateloooooooooo!

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MAI PIU’ STUDIARE…

18 Aprile 2006 37 commenti

Martedì scorso.
Mi siedo. Appello. Non mi ci vedo proprio più a venire in queste aule a sedermi. “Presente. Porto Tatarkjevic, Clifford e Williams…Vecchio ordinamento…” E qui gli sguardi delle brave ragazze col golfino color pastello si posano tutti sulla mia schiena. “Quella…” Penso che dicano, “Quella è fuori corso…fuorissimo.” Quando poi pronuncio la frase “Non frequentante….” Gli sguardi si moltiplicano. Loro son tutte brave. Alzo lo sguardo. Sono le nove. Mi vogliono fare passare dopo le quindici. “Ma come…scusi, io mi sono iscritta il due febbraio.”
“Ma facciamo prima quelli del nuovo ordinamento.” Ah, ecco. Chi è fuori corso e non ha il maglioncino color pastello passa per ultimo. Girone degli svergognati. Riesco a contattare con la meno studiosa delle golfinanti (col golfino). Non sa un cazzo, è evidente. Mi propone di passare per sesta. Lei vuole passare dopo le quindici.
Mi si avvicina una biondina zona collina con probabile fuoristrada nero vetri fumè e piercing sulla guancia. Mi chiede se ho i libri e se glieli faccio vedere. ” Non li ho comprati ho solo letto le dispense.” Hai capito, la collinare! Poi c’è questa signora bionda. Sessantenne. O qualcosa in piu’. Mi guarda fissa negli occhi. Ha i capelli biondi lunghi e lisci con le mollettine da hippy. E’ troppo hippy, lo so. Ha gli occhi azzurri, magnetici. La voce di chi ha fumato parecchio. Il suo alito sa di sigaretta e di caramella alla menta che ciuccia da un ora.
Mi guarda. Fissa. Le chiedo un’informazione su una domanda che l’assistente stronzo ha appena fatto ad una poveretta che verrà rispedita a casa dopo 46 secondi di esame. La signora inizia a spiegarmi la teoria del surrealista etnografico e mi fa nomi e citazioni. Io rido, anzi sorrido: “eh..sì, ciao…non li so sti nomi.” Lei mi fissa, e mi spiega che le sembra strano che io non li conosca quei nomi, perchè, ecco, vedi sono tutti scritti proprio qui, sul libro.
Sprofondo dalla vergogna. La signora è stata sicuramente hippy ma è un pozzo di scienza. “Seconda laurea, signora?”
Lei quasi si vergogna: “La quinta.”
Bò. Decido di ripassare. Mi viene in mente un concetto contorto che non mi ricordo. Mi chiedo: quali sono le cose che proprio non sai? Perchè sono quelle che ti chiederà. Infatti. Mi siedo. Lui è l’assistente che il due febbraio mi ha invitata ad alzarmi e a tornare più preparata.
Non devo farmi prendere dal panico. E’ un nerd frustrato.
Lo immagino seduto sul cesso con le vene del collo che stanno per esplodere. Dentro di me penso che è solo un coglione frustrato. Ha un ghigno malefico stampato sul muso. Litighiamo quasi perchè io mi lancio in una citazione che secondo me risale all Pseudo Dionigi che non so chi cazzo è ma lo dico perchè io, ho studiato. Lui mi dice che non è vero, che non centra niente lo Pseudo Dionigi. Allora io insisto. “Invece sì. Io l’ho letto, ne sono sicura.” Le vene del collo gli stanno per esplodere, lo sto contraddicendo. Lui mi dice: “Non mi faccia arrabbiare”. Io scuoto la testa. Gli shekero la testa come per dire “Ah, ma allora sei coglioooone!”
Poi ho controllato. Avevo ragione io. Mi fa una domanda. La stessa che mi ha fatto l’altra volta. O non si ricorda che mi ha mandata via…o è coglione. Parto in quinta. So tutto, e tu sei un coglione.
Alla fine: ventiquattro lo accetta? Beh, visto e considerato che dei cinque prima di me ne hai mandati a cagare tre e hai dato un diciannove…Scrivi, bello. Scrivi e firma.
Lui firma. E si vede che gli dispiace una casino. “Ma…è l’ultimo esame? ”
Ed io: SI’.Ho firmato. Il mio amico Andrea nell’angolo tira su il pugno in segno di vittoria. E da lì sono partite le danze. HO visto ballerine brasiliane e sentivo la samba e vedevo tutti fare il trenino dietro di me…pa paaa pa pa , pa pa pa papaaaaaa! Stelle filanti, coriandoli! Complimenti lei ha sostenuto il suo ventiseiesimo esame! Vedevo già il servizio a Studio Aperto: “E’ libera, la studentessa fuori corso, senza golfino, non dovrà più passare le giornate sui libri, soprattutto quelli di estetica…vediamo il servizio.”
Ora sono libera. Pensavo. “Andrea, ma adesso posso tipo farmi i cavoli miei?” E lui: “Eggià, eh.”
Tutto ha una luce diversa…che sensazione…
Anche se la notte ho sognato lo Pesudo Stronzo- assistente che mi chiedeva la Critica della ragion pura di Kant in tedesco.

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CRICETI IGNORANTI E CONIGLIETTE VUOTE

12 Aprile 2006 17 commenti


Siamo tutti criceti ignoranti e giriamo intorno alla vita.
Ma sappi che il divano e le sigarette portano consiglio. Meglio il divano a volte che le vasche in centro. Tra gente tutta uguale, tra troie con le scarpe a punta e la faccia con la pelle ammazzata dalle lampade. Vanno a fare step, pilates, spinning. Son tutte fresche e profumate, con quei profumi che ti fan venire il mal di testa e chissà poi perchè se te li spruzzi te, dopo un po’ spariscono e invece a loro rimangono addosso tutto il giorno. La ,aggior parte della gente…le donne soprattutto, che vanno a dare l’esame con addosso il golfino color pastello così fai piu’ belle figura… e quel cazzo di fulardino attorno al collo. O la sciarpina d’inverno…E quando se la mettono al collo, con quei gesti lenti che io non son capace di fare.
E le loro auto tirate a lucdo. E quando fumano ti danno l’idea che quella cazzo di sigaretta fumata da loro non puzzi di fumo. Non so spiegarmi. Il post di Roxi,mi ha fatta venire in mente immagini di gente inutile. Meglio a volte sentirsi un criceto ignorante. A me a volte la gente mi fa schifo.

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pensieri che si erano accumulati in testa

12 Aprile 2006 15 commenti

quanti capelli che hai,
sposta la bottiglia lasciami guardare,
se di tanti capelli ci si può fidare…

Quella lì è una canzone da magone, di quelle che ti fanno venire in mente un momento che non hai vissuto, nostalgia per fatti mai accaduti.
Sensazione di vicinanza tremenda con le parole, tue, di nessun altro.
Almeno per me.

La vita, mi sembra che sia tonda. E io giro come un criceto.
Incasinata, e tuttavia più felice di molte altre volte.
Incasinata con la naturalezza con cui so incasinarmi.

La vita, mi pare che sia tonda, e io giro come un criceto ignorante.
Mi sento ignorante, poco curiosa, poco ricettiva, priva di una fondata coscienza critica nei confronti dell’attualità, del mio momento storico, del mio contesto.
Ero un’adolescente tenace pronta a qualunque battaglia, col coltello tra i denti, determinata.
Ora mi abbandono alla voluttuosità del divano e delle sigarette, mi lascio andare alla morbidezza. Mi vizio.
Resto qui… sul divano, e qualunque battaglia si fa troppo pesante.
Devo aver perso la mia forza di volontà, a un certo punto, è successo, a un certo punto, preciso, che non riesco a ricordare.
L’ho dimenticata a casa di qualcuno.

Lascio andare le mie passioni per via della fatica che ci vuole a portarsele dietro, ho un forte senso di ammirazione per chi invece ce la fa.

Ho il fottuto sospetto di essere mediocre.

Sogno molte cose e molti luoghi e molte facce e molte parole sconnesse, e nei sogni mi diverto.

Ho voglia di dedicare tempo al letto.

Il mio lavoro mi appassionava molto, e invece ora lo vedo trasformarsi… non so se dipenda da me o da lui. Mi sfugge di mano il punto di vista che mi ha fatto partire. A questo punto dovrei essere specializzata, sapere le lingue alla perfezione, essere bravissima, essere preparatissima.

Mi faccio molte paranoie.

I bambini piccoli mi commuovono, e penso che ciò si leghi al mio represso desiderio di essere madre.
Una donna alla mia età è probabile che gli si istalli dentro, tra il cuore e la pancia, il virus inannientabile del desiderio di maternità.

Sono stata con il mio amico Niglo, ancora una volta, e poi ho pensato all’incubo che sarebbe avere un figlio così, che non lo vuoi, e che saresti da sola a farlo e a fare tutto. E mentre pensavo a questa cosa, mi galleggiavano attorno pensieri positivi, a minare l’incubo. Pensieri come avere una piccola lenticchia col pancino rotondo che ti sorride, la mattina, che impara ogni giorno una cosa e ti fa ricominciare, vedere il mondo con altri occhi, riscoprire tutta la semplicità delle cose. Che ti fa imparare.
Una piccola lenticchia da cui imparare.
Ma non è un pensiero sano quello di avere un figlio da sola.
Sono su pianeti lontani da questa società fatta per la coppia.

Comunque sono più felice di molte altre volte.

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PIANETA SUPERFICIE

11 Aprile 2006 15 commenti

Mi sfibro sotto le luci a neon.
Mi squaglio.
Un caldo finto tropicale.
Ecco il mio appuntamento annuale con il tempio della superficialità odierna.
Benvenuti a Cosmoprof 2006, uscirete di qui trasformati, profumati e colorati, semplicemente bellissimi.
Semplicemente ADEGUATI.
Adeguata non sono, mentre il tizio a fianco alla lampada mi dice che il mio colorito è proprio un po? bianchiccio, che se voglio posso sedermi per qualche minuto sotto il prodigio di luci blu.
Adeguata non sono mentre orde di teenagers accanite assaltano decorazioni, gel e pennelli per le unghie,
brillantini in ogni dove.
Donne coi piedi a punta, e spilli su cui appoggiano tutto il peso del loro corpo, e cinturoni d?acciaio e occhiali neri sul naso, parlano di creme energizzanti e liposuzione all?interno braccia.
Mi chiedo: quanti pianeti ci sono sulla Terra?
Adeguata non sono, mentre la modella col bikini bianco approssimativo s?intrattiene amichevolmente con il trentenne rampante in giacca e cravatta, colorito tendente al carbone, di certi carboni ancora accesi che danno un po? sul rosso. Io vorrei dirlo a quella ragazza, che non è normale che lei sia nuda e lui vestito, ma lei sembra contenta così. Sembra molto contenta così.

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AUTOGRILL

10 Aprile 2006 2 commenti

Notte fonda. Metto la freccia. Voglio una brioche al cioccolato. Voglio una brioche al cioccolato ma di quelle dell’autogrill.
Parcheggio. C’è una discarica da qualche parte…non so dove ma me l’hanno detto e poi si sente.
L’autogrill racconta storie. C’è il camionista che mangia un panino con la cotoletta e si beve una birra con una calma pazzesca. Poi si rimetterà in viaggio. Ci sono tre ragazzi che fanno colazione. Sono appena usciti da un locale. Sono stanchi. Uno è pallido, l’altro gli tira una pacca sulla spalla e lo invita a “ripigliarsi.” C’è una coppia che secondo me è clandestina. Lei ha un cappotto nero, la cintura è legata in vita e secondo me nasconde una camicetta mezza sbottonata e stropicciata…ha le valze smagliate da una mezz’ora di fuoco nella macchina del suo amante. Lui beve un caffè e ha la sigaretta da accendere sull’orecchio. Lei chiede un succo di frutta. Calo di zuccheri. C’è un signore solitario di quelli che vanno a mignotte. Ha lo sguardo da viscido e mi guarda ma io lo so che mi sta guardando perchè lo vedo riflesso nello specchio. Allora mi giro e inizio a fissarlo finchè paga e se ne va.
L’altra notte entro e chiedo un cappuccino. Lei, da dietro il bancone mi guarda e mi fa: ” Brutta!” E’ Stella. La mia amica che lavora all’autogrill.
Non la incontro mai ma “Questo è il mio mese della notte”, mi dice. Cioè, farà la notte per tutto il mese. Lavorare all’autogrill ti fa vivere situazioni incredibili. Mi raccontava Stella, di quando vanno a fare le rapine. E lei magari è da solao con una collega alta un metro e cinquanta.
E che fai? “Mah…il radpinatore lo riconosci subito. Arriva nervoso, si guarda intorno.” Allora io guardo quelli che entrano. Se sono nervosi, se si guaradano intorno. Chissà come sarebbe trovarsi nel bel mezzo di una rapina. Di quelle dove non succede nulla di grave. Solo entrano in due con le pistole giocattolo e ti invitano a consegnare portafoglio e tutto il resto. ” Signora, vuole fare lei gli onori di casa? Almeno avrà qualcosa da raccontare alle amiche.” Come Thelma e Louise. Cosi’ una rapina la farei anch’io. Stella non l’avevo risconosciuta. “Sono dimagrita! dodici chili!”
Ah ecco. Le brillano gli occhi. E’ l’amore? “C’ho un inciucio con uno della stradale.” Aaaah ecco. Stella fa caffè e cappuccini tutta la notte. Camionisti, ubriachi, ragazze per bene che vanno a cena fuori poi passano a prendere il caffè prima di andare a casa. Ragazzi uscitoi dai locali, che “minchia oh, son troppo fuori.”, mignotte, serial killer, fidanzatini.
Le storie dell’autogrill mi piacciono. Perchè hanno l’odore della notte, della discarica, della benzina, delle banconote zozze con cui qualche marcio ha pippato, dei profumi delle zoccolette con la ricrescita le gambe storte e tacco 12. Ogni storia ha il suo odore. E Stella li sente tutti. Passerò di nuovo a trovarla. In autogrill. Con i panini da scaldare, i bicchieri d’acqua frizzante dopo il caffè. Le bustine di zucchero di canna con cui Stella giocherella mentre mi racconta. Confezioni di pasta colorata, cioccolatini. pupazzetti, sigarette. “Dammi un pacchetto di Marlboro Light da dieci…che devo snettere.” Lei si guarda intorno. La collega spia non c’è. Mi mette tra le mani tre pacchetti da 20 e mi strizza l’occhio mentre mi dici: “Ma vai a cagare, và.”
Poi mi caccia.

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SIETE TROPPO AVANTI

Oh, io che mi sento sempre in colpa perchè, nella mia “cassetta di posta ellettronica”, quando mi arrivano le varie catene infinite, non faccio girare manco le petizioni contro le lapidazioni e le guerre africane, un bel giorno decido… ma sì, mandiamo sta mail. Quella di un bambino col gruppo sanguigno raro, che ha bisogno di un sacco di sague.
…che non mi debba poi sognare il bimbo stanotte.
Eccheccazzo, un po’ di cuore.
E quindi? La mando. A un sacco di gente.
E quindi?
Tutti a rispondermi mandandomi sto link dell’antibufala e a dirmi che è tutta una gran cazzata.
No per carità, io chiedo scusa e ringrazio pure tutti…soprattutto attivissimo, che con un nome così già lo stimo un casino, però mi chiedo… se siete tutti così avanti, e sapete che queste circolazioni intasanti in realtà sono bufale… perchè la mia cartella di posta ne è sempre piena?

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TEEN DEEVA

6 Aprile 2006 1 commento


…diveggiava già.

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ROXI CUOCA

6 Aprile 2006 4 commenti


Roxi…”cala”la pasta.
Sì. Fa dei gran sughi.
Poi ti racconta,parla,spiega, ride.
E la pasta diventa una pastazza.
Col sugo da applauso.

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NINA

6 Aprile 2006 26 commenti

…….Blue eyes… baby’s got…blue eyes…

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