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Archivio Agosto 2006

Mannaggiahardcore

31 Agosto 2006 7 commenti

La mia straprima canna l?ho fumata con lui. Io la mia piccola essenziale Ram e lui. Nella macchina di Ram, che macchina era? non lo so, di sicuro una di quelle che se le metti in moto vuol dire che sei molto fortunato. Era un secolo fa, mi ricordo il cielo di pasta blu scuro sopra le nostre teste, i Doors dentro la macchina, il silenzio della campagna. Il resto era prato nero e giubbotti di pelle.
I miei sensi amplificati e lui che diceva ?? ti va tutto in testa? con la s un po? pizzicata, come c?aveva lui. I miei sensi amplificati e loro che mi sembravano bellissimi, tutti e tre, come i Doors.
Era più di un secolo fa.

Una volta invece, nella macchina di Ciccio, mi hai fatto il tatuaggio. Me lo ricordo bene quel pomeriggio, avevo 15 anni, giù di lì, e ti faceva cagare la cosa che mi volevo tatuare, e in effetti faceva cagare sul serio, un po?. Ma hai preso l?ago, hai arrotolato il filo, tutto sulla punta, l?hai imbevuto nella china e hai cominciato a punzecchiarmi il polso. I punti si espandevano sotto la pelle e il disegno compariva. Più che altro mi faceva male quando picchiettavi il fazzoletto di carta per togliere le gocce di sangue. Nooo, delicato non lo eri stato, ma c?eravamo divertiti.

Negli ultimi anni lui aveva sempre i capelli lunghi, e al mare se li arrotolava in una specie di pallino di capelli sulla testa. A dirla tutta era molto bello, il corpo magro asciutto, il viso spigoloso ma con un sorriso morbido. Gli era scoppiata dentro questa passione pazzesca per tutto ciò che riguarda la natura, e ci parlava della montagna, o dei pesci che aveva visto nelle profondità marine in cui si avventurava. Tutta questa sete di vita, a pensarci adesso, aveva un cazzo di senso profondo.

Quando ti eri addormentato di fianco a me, quella volta, sulla barca, te lo posso dire? Ho pensato o me ne vado o mi ci incollo. E mi sono allontanata alla fine perché mi venivano le vertigini se non ti toccavo, e perché lo avevi fatto apposta per fare incazzare la tua ragazza (stronzo).

Tutta quella famelica ricerca di emozioni.

Le cene, le ubriacate, la serata ai castelli romani di quando mi tenevi la testa perché ero troppo ubriaca anche per stare seduta, poi però qualcuno ti ha chiamato e mi hai mollata e sono cascata di faccia nei rovi.

Ubriachi spesso.

Ci prendevano a sberle quella volta, ridendo, gli altri un po? più in là con la chitarra e litri di vino, e io vestita da Al Capone.
Ci prendevano a sberlette quella volta, poi le mani contro le mani a spingerci e infine un abbraccio lungo e forte e stretto.
Non l?ho dimenticato.

I miei cazzutissimi soprannomi che Punk8 coniava e tu adottavi.
Ancora adesso, quando sono venuta a salutarti a Roma, i tuoi amici mi hanno chiamata con il soprannome storico, e anche tua sorella, mi ha abbracciata forte e mi ha chiamata così, e mi sembrava fossi tu a dirlo e non lo so, io non lo so davvero spiegare cosa è stato quel momento.

La polenta sul tavolo e sui muri a casa mia, la polenta dappertutto, la gente che entrava perfino dalla finestra e mia madre e la sua amica, due isolati più in là, che si chiedevano: chissà da dove viene tutto questo rumore? Ma stasera è festa in paese?
Quanta voglia di divertirci avevamo? Quanta?
Cazzo.

E la sera che Monica al telefono me l?ha detto, io, con la bocca che sapeva di sangue, ho continuato a ripeterle che magari no, che magari si erano sbagliati tutti, che ti eri solo fatto male, con quella cazzo di moto con cui sentivi l?aria sulla faccia.
Eh? va bene così, del resto nella tua vita, sentire l?aria sulla faccia era quello che ti interessava.
E ho pregato, scongiurato, nei giorni dopo, di vederti, incontrarti, da vivo, da morto, cazzo, non lo so, volevo solo vederti e sentire la tua voce e sentirti dire: mannaggiahardcore se so? inventati sta fregnaccia? e mo come faccio?
E invece no.
Nessuna fregnaccia.
Ti ho sentito però, in tutto quello che facevo. Ti ho sentito quando mi hai portato in montagna (lo so che sei stato tu a portarmi in montagna, lo so), ti ho sentito nel deserto di roccia, nel mare di cristallo, nel tuo messaggio che mi è rimasto incagliato nel telefono in cui mi dici che stai arrivando in città e io stronza ti do pure buca e ti ho sentito nelle voci nostre di tutti al bar e nel brindisi di Fiskio, e Frisko che ha detto: sto fijo de na mignotta!!! C?ha fregato n?artra volta a tutti.

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RISPOSTA ALL’ EGREGIO AVVOCATO SADOMASO

29 Agosto 2006 45 commenti

ATTENZIONE: QUESTO POST E’ STATO SCRITTO DA DEEVA A NOME DELLE AMICHE STRANE MA UNA PERSONA LO HA RICOPIATO E PUBBLICATO SU www.bloggers.it/giadaly

IL POST HA IL TITOLO LEGGERMENTE MODIFICATO ED E’ STATO FIRMATO “GIADA.”
LA SIGNORINA HA ANCHE SCRITTO UN INTRO SGRAMMATICATO IN CUI SOSTIENE DI AVER RICEVUTO UNA MAIL DA UNO STRANO AVVOCATO E ALLORA PROVA A RISPONDERGLI PER VEDERE CHE FA LUI.
INVITIAMO LA SIGNORINA IN QUESTIONE A NON PERMETTERSI MAI PIU’ DI COPIARE E DI FIRMARE COL SUO NOME PAROLE CHE MAI AVREBBE EVIDENTEMENTE POTUTO SCRIVERE VISTO CHE LA MAIL DEL PORCO E’ ARRIVATA AL NOSTRO INDIRIZZO.

Ecco cosa rispondono le Amiche Strane allo Strano Avvocato che ha mandato loro una mail.
Prima leggete il post precedente dal titolo “DATEGLI VOI DUE FRUSTATE CHE A ME MI VIEN DA RIDERE.

“Egregio Avvocato,
Le scrivo personalmente questa e mail per rispondere alla sua precedente.
Lei ha ragione. Io, DEEVA e le altre AMICHE STRANE, siamo davvero creature Divine. Donne estremamente colte, acute, indipendenti, sensibili, sensuali, pungenti e abbiamo tutte e cinque un gran bel caratterino, proprio di quei caratterini di cui Lei va pazzo.
Abbiamo mani e piedi meravigliosi, dita affusolate e capelli di seta.
Siamo tenaci, raffinate, spiritose e brillanti. Siamo geniali, simpatiche, intraprendenti e talentuose.
Ora, egregio Avvocato. Lei forse ha frainteso. Perchè vede, noi Amiche Strane, siamo assolutamente padrone della nostra vita e quindi ci piace pettinarci, lavarci, asciugarci, metterci lo smalto e le cremine sui piedi, andiamo a comprare le scarpe, il tutto DA SOLE.
Per il momento non abiamo bisogno nè di un cane, di un asino, di un cavallo, nè di un animale da soma. Non ci serve lo zerbino, poichè quello sull uscio di casa adempie perfettamente la sua funzione.
Per quanto riguarda l’appoggiapiedi col paraocchi, non ne abbiamo bisogno perchè siamo solite stravaccarci pigramente sul divano, piedi compresi.
Sometimes, noi pensiamo al suo vagheggiamento di essere uno schiavo nero d’America privato ancestralmente di ogni diritto e siamo dell’idea che forse la farebbe rinsavire uno splendido Nero che la schiavizzasse un po’ a suo (di lui) piacimento. Suvvia, Avvocato, non era poi il massimo della vita essere uno schiavo privato ancestralmente di ogni diritto. Ci meravigliamo di cotanta Sua ingenuità, ma siamo sicure che trattasi di un momento di esagerato entusiasmo nei suoi vagheggiamenti. E la perdoniamo.
Per quanto riguarda scendiletto, attaccapanni, candelabro, posacenere, sputacchiera, tappeto, soprammobile, tavolo e sedia, La ringraziamo, ma non compriamo niente. Le nostre abitazioni sono già dotatedi ogni comfort.
Per quanto concerne il leccapiedi, paggio, giullare, poeta, scriba, damo di compagnia,schiavo col ventaglio o portaombrello, stavamo per farci iun pensierino, sul portaombrelli, dico.
Perchè sa, quando ti servono, quei dannati ombrelli o ce l’hai in macchina o l’hi lasciato a casa. Si offre anche come adoratore delle nostre divinissime estremità, ma anche in questo caso, siamo estremamente vanitose e ce le adoriamo da noi, salvo a volte lasciarlo fare al nostro amato bene.
Si propone anche come cameriere, sguattero, maggiordomo, autista, facchino, cenerentolo.
Beh, qui ne potremmo parlare. Avrebbe cinque appartamenti di altrettante donne in carriera da riordinare e pulire di fino.
Al nostro rientro però noi saremmo occupatissime nell’organizzare elegant party, e cene in piedi, quindi non potremmo dedicarLe altro tempo se non quello necessario a ricordarle di cambiare il sacchetto all’aspirapolvere.
Mi duole annunciarle che non abbiamo sadici capricci e non intendiamo fustigare nè flagellarte persona alcuna, nè mettere in atto pratiche dolorose.
Per quanto riguarda trampling, cera, bondage, teasing and denial, spanking, schiaffi improvvisi, costrizioni, torture anche genitali, umiliazioni psico-fisiche di ogni sorta, anche pubbliche, Le suggeriremmo di evitare di scrivere queste missive sì lunghe ricche di proposizioni sì articolate per poi alla fine dire alle sue venerate che desidererebbe farsi colare cera sui capezzoli o farsi mettere le mollette da bucato sui coglioni…ooops, testicoli o essere sottoposto a visite proctologiche approfondite.
Lo dica subito, così si arriva subito al dunque.
Perchè vede, Avvocato, noi siamo divine, ma ci piace L’UOMO. Quello vero.Punto.
Abbiamo letto che gradirebbe divenire il nostro ZIMBELLO.
Le comunichiamo con gioia che codesto suo obiettivo è stato da lei portato a termine con successo.
Cordialità.
DEEVA E LE AMICHE STRANE

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DATEGLI VOI DUE FRUSTATE CHE A ME MI VIEN DA RIDERE

28 Agosto 2006 64 commenti

Questa è una e mail arrivata a leamichestrane@tiscali.it:

Questa email è per chi di Voi desiderasse……………………………uno schiavo…..Divina Miss, nella speranza di poter corrispondere, sia pure parzialmente e indegnamente alle Sue esigenze, proverò a parlarLe di me. Sono un avvocato di Milano che si occupa tanto di diritto civile quanto di diritto penale. Ho 32 anni, buona presenza (alto 178 cm, snello, lineamenti fini) e buone basi culturali.Amo il cinema, la letteratura romantica e decadente, la musica dark e new wave,psicologia ed esoterismo. Adoro leggere (prevalentemente classici, ma non solo), scrivere poesie e pensieri; adoro il cinema (in special modo Kubrik; una mia passione? “Lolita”), I pittori impressionisti, e diversi gruppi musicali “dark” e new wave (ma non solo). Alcuni miei miti: I Cure, Gabriele D’Annunzio, I Joy Division, Gauguin, Von Masoch. Vivo solo a Milano, sono libero da legami e disponibile ad un rapporto di sudditanza continuativa.

Comincerò col dirLe che, fin da quando ero piccolo, mi hanno sempre fatto “impazzire” le ragazze dal “caratterino” dominante, divertite dall’idea di avere uno “schiavetto” dolce e premuroso ai Loro piedi….pronto a soddisfare ogni Loro regale capriccio. Sarebbe il mio sogno divenire lo schiavo ed il servitore personale di una Miss fine e intelligente, che ami essere viziata, servita ed obbedita come una Principessa, e adorata come una Divinità… Vorrebbe divenire la mia religione terrena? Essendo indiscutibilmente superiore a me, come tale La adorerei …mi piacerebbe molto servirLa in tutto e per tutto ed esserne lo schiavo totale per farLa sentire veramente una Dea….. Ed in quanto tale, se lo desiderasse, Le farei da autista e facchino per lo shopping; Le lustrerei le scarpe fino a farle brillare e nei negozi di scarpe non esiterei altresì, anche in presenza di commessi, ad inginocchiarmi per aiutarLa nella prova di svariate calzature; Le massaggerei, Le bacerei I piedi e me ne prenderei cura in ogni modo…anche con deliziose cremine; dormirei ai Suoi piedi, anche per terra per esserne lo scendiletto al risveglio, e così, Le servirei la colazione letto, Le preparerei il bagno, lavandoLa, asciugandoLa, Le metterei lo smalto sulle unghie dei piedi e delle mani e La pettinerei….. Insomma, all’interno di un rapporto Mistress/servant serio e corretto mi piacerebbe porre al servizio della mia Proprietaria assoluta tutte le mie facoltà, fisiche e intellettuali.

Da tanto tempo, avverto la necessità di realizzarmi al servizio di un Essere Superiore, che tragga piacere dal mio stato di sottomissione; che intenda privarmi di ogni diritto, per ridurmi a oggetto di Sua proprietà esclusiva o, nella migliore delle ipotesi, a Suo fedele e bistrattato servo domestico… Sono disposto a TUTTO per compiacerLa: a venerarLa, servirLa ed obbedirLa; ad essere umiliato, sfruttato e punito; ad essere un dolce e premuroso zerbino, un essere inferiore pronto a soddisfare ogni Suo capriccio… Un domestico, un servo comandato a bacchetta. E ciò anche CONTINUATIVAMENTE e IN VIA ESCLUSIVA se io fossi di Suo gradimento…………… Avverto una indefinita nostalgia della condizione servile che contraddistingueva lo status degli schiavi del passato (sometimes… Vagheggio di essere stato schiavo nella Roma antica.. In Egitto al tempo di Cleopatra… O addirittura schiavo nero d’America… Venduto all’asta come un oggetto ancestralmente privato di ogni diritto).

In quanto schiavo, potrei costituire per Lei un oggetto multiuso: cane, asino, cavallo, animale da soma, zerbino, appoggiapiedi col paraocchi (anche per intere serate, mentre magari Lei mia Padrona, comodamente adagiata sul divano, si gode un bel film o un concerto…), scendiletto, attaccapanni, candelabro, posacenere, sputacchiera, tappeto, soprammobile, tavolo, sedia, servo, cameriere, sguattero, maggiordomo, autista, facchino, lustrascarpe, leccapiedi, massaggiatore, “cenerentolo”, paggio, giullare, poeta, scriba, “damo” di compagnia, schiavo col ventaglio o portaombrello, adoratore delle Sue divinissime estremità, zimbello, servetto da cedere, affittare o alienare a chiunque se Lei volesse, vittima sacrificale del Suo sadico piacere. Sarei anche disposto a sottoscrivere un contratto di perpetua schiavitù, con o senza “safeword”. Sono disposto, a scopo correttivo o anche solo per il Suo sadico capriccio, ad esser fustigato e flagellato e a subire pratiche dolorose e/o umilianti quali, per esemplificare, trampling, cera, bondage, teasing and denial, turpiloquio, spanking, schiaffi improvvisi, costrizioni, torture anche genitali, umiliazioni psico-fisiche di ogni sorta, anche pubbliche. Non sono inesperto, ma ancora alla ricerca della mia adorabile PADRONA ASSOLUTA.

Per l’ipotesi in cui Milady desiderasse prendere contatto col Suo umile aspirante schiavo, il mio numero di cellulare è: ********** Assicuro serietà, discrezione assoluta, sincerità e fedeltà.
Con devozione.

****** (finchè Ella non decidesse eventualmente di ribattezzarmi)

ASPETTATE CHE DEVO FINIRE DI RIDERE POI POSTO. BACI, DEEVA.
PS E DATEGLIELA UNA FRUSTATINA, POVERO!

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E’ OBBLIGATORIO?

26 Agosto 2006 17 commenti

Buongiorno a tutti dalla DEEVA lavoratrice.
Per prima cosa, non ho capito se il sabato il parcheggio si paga. Va beh. Tanto lo saprò. O la multa c’è o non c’è.
Il fatto è che non avevo monete e allora siccome è TUTTO CHIUSO, pazienza.
Multatemi.
Ieri ho fatto il pesto. Ho sempre pensato fosse difficile. Invece, un due tre, va là. Pesto per sei persone. Fatto da me. A tavola poi tutti mi dicevano: “Mmh! Però! Buono il tuo pesto!”
Io allora da brava potenziale attrice di spot tv, faccio: “E’ un pesto pronto!” La loro risposta doveva essere: “Nooooo!” Invece, tutti sapevano che ieri ho letteralmente ridipinto di verde la Sua cucina. Verde sui mobili, verde il cucchiaio di legno, verdi le macchie sul ripiano, verde la custodia del Suo cellulare. Ma alla fine ho fatto il pesto. Che in realtà lo avrei dovuto chiamare che ne so…Frullato. Visto che io non sono una brava massaia e ho fatto la versione taroccata con il frullatore.
Vale lo stesso.
Poi Net ha voluto fare un dolce. Primo tentativo:
La scatola della torta, ha tutti gli ingredienti scritti dietro. C’è scritto anche come si fa. Ci sono anche le figure. Ci son le foto.
Ma lui, no. Lui mi chiede una TERRINA. E poi mi chiede cosa cazzo sia un “castrovaccio”. Al limite un “Canovaccio!” Manco leggere.
“Il canovaccio è quella cosa con cui ti potrei imbavagliare per impedirti di dire ancora che vuoi fare una torta.”
Perchè le istruzioni dicono di cospargere un canovaccio di zucchero semolato e poi di capovolgerci sopra l’impasto bell’e cotto.
Le uova nel preparato per la crema al cioccolato non ci vanno. Ma lui le mette perchè ha sbagliato a guardare la figura e ha confuso le foto. “Noooo! La foto qui dice senza uova!”
Allora, butta via quella VOMITATA DE GATTO (come direbbe il mio amato Carlo Verdone) e al posto della crema al cioccolato noi ci mettiamo la nutella.
Nel forno, questo impasto si gonfia. Fa delle bolle che si bruciacchiano. Allora apri il forno. Tiralo fuori. No. Brucia. Allora prendi un coltello. Buca le bolle bruciacchiate. E’ ancora crudo. Ma diceva otto minuti.
“L’impasto è cotto quando la superficie risulta asciutta e la pasta è morbida ed elastica.”
Non mi sembra nè morbida nè elastica. Un aborto di pasticceria.
Allora. Rimettilo dentro il forno e vediamo che succede.
Il dolce in questione ha fatto poca strada. Dal forno al frigo al sacchetto della monnezza.
Ma io mi chiedo: per una donna è obbligatorio saper cucinare i dannati manicaretti?
Perchè il pesto è roba facile. Ma già una torta salata? Io e Net ci guardavamo. “Ma come si fa una torta salata?”
Fai l’impasto. Eh.
Ci mettti le cose dentro.
Siccome però non mi è chiara la costruzione della torta salata, (cioè come, metti le cose sopra? Ma poi che fai la pieghi a panino? Ci metti un’altra torta salata sopra come coperchio?) decidiamo di lasciar perdere.
Ma è obbligatorio saper fare i “manicaretti”?
Cioè, l’uomo, che fa tanto il figo, ma poi pretenderà per caso la donna che gli prepara le storie più impossibili?
Saltinbocca…pappardelle…polpette, crocchette, risotti, carpacci…
Per me la cucina è fonte di stress. Non mi chiedete troppo.
Se no poi vi stresso io: “E’ buono? Eh? E’ buono? E’ mangiabile? Fa schifo? Se fa schifo non lo mangiare. Dai fa schifo dammi il piatto, dimmi la verità!” E’ obbligatorio saper sfornare, fare mantecare, abbrustolire, far dorare, mescolare, soffiggere, friggere, salare, cuocere a fuoco lento, tagliare a fettine, a rondelle, a cubetti…E’ obbligatorio? eH? eh? dITEMI lA VERITA!!!!

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IN APNEA IN TRENO

25 Agosto 2006 72 commenti

Stamattina ho preso il treno perchè ho deciso che oggi non mi andava di pagare il parcheggio. Ma sì, faccio due passi in questa città così deserta che mi verrebbe da mettermi in mezzo alla strada a gridare: “OooooooH! Ma basta! Aprite sti negozi! Ma che è!!”
Ricordo che una volta lo ha fatto Ludovica. Camminavamo in una via silenziosa e vuota. Chiacchierando del più e del meno. Sarà stata mezzanotte e mezza. All’improvviso lei smette di chiacchierare e si ferma. IO sono già più avanti di qualche metro e mi chiedo che cacchio stia facendo. Lei guarda i balconi stringe i pugni con le braccia tese lungo i fianchi e urla: “Sveeegli!!! E’ mmmattina!!!”
Io sono rimasta sconvolta. Qualcuno inizia a tirare su le persiane per inveire contro la mia amica. “Scappa dai!”
E mi tira per la maglia mentre suona anche un paio di campanelli. Facevamo le medie.
Sul treno ‘sta mattina, mi siedo dove c’è l’unico posto libero. Accanto al finestrino. Bene, così mi appoggio meglio per dormire venticinque minuti.
Quei venticinque minuti in cui la testa ti cade giù, ciondola e poi…giù! E tu ti incazzi. Treno pieno. Chi ligge e chi dorme, che ascolta la musica con auricolari che spuntano dalla borsa. Ragazze con quei sacchetti di carta delle boutique. E dentro la classica bottiglia d’acqua da mezzo litro. Illuse. Per sciogliere cellulite tossine e merdate varie ci vuole un idrante. Magliettine, golfini, profumi che danno la nausea, donnine perfettamente truccate ma con il solco del cuscino dietro la testa.
Coordinate al limite della follia. Borsa cintura scarpe. Foulard, smalto, rossetto orecchini. Ad un certo punto in treno inizia a diffondersi un odore stile fogna di Calcutta. E’ la signorina Coordinata che ha sbadigliato. Cristo. Ma come fai. Ma come puoi. Tutta carina-bellina-coordinatina. E poi fai sti attentati? E il rilevatore dell’alito fognato, in aereoporto e nelle stazioni non lo mettono?
Noi vicini di posto rimaniamo gelati. Intanto una cicciona di quelle antipatiche col naso untissimo racconta a tutto il treno i suoi cazzi del lavoro. Parla con un tono tutto sommato normale. E’ sveglia, è carica. Secondo me si spara il ginseng la mattina, o il guaranà. Che le avran detto che accelerano il metabolismo. Di colpo inizia a raccontare che lei è meglio di quella sua collega. E inizia ad urlare. Urlare. Come se sulla sua panza molle ci fosse un mixer e lei tirasse su il cursore del microfono a palla. “Perchè IO SONO GRAFICA PUBBLICITARIA! E LEI NO! E IL MIO CURRICULUM E’ MEGLIO DEL SUO EH SCUSA!” E urla. Un giorno mi compro una roncola. Lo giuro. Poi quando ascolta l’amica che le risponde fa una faccia come se stesse trattenendo il fiato e si schiaccia il mento sul collo. E spalanca gli occhi. Intanto la signorina alito-fresco ha deciso di farci morie e sbadiglia ancora. Mette la mano davanti, a pugno. E io sto per svenire.
Vorrei dirle: ” Ma tutto questo abbinamento di accessori, cazzi e mazzi. Serve? Fai schifo! Lavati i denti! Usa un colluttorio. O prova con la soda caustica.”
Poi lei annoiata inizia a fare manicure con il tappo di una bic.
Chiudo gli occhi. E non voglio vedere più niente.

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CAZZATE BAMBINESCHE

24 Agosto 2006 12 commenti

Da piccola mi sarei fatta tagliare una mano pur di aveere il permesso di andare a giocare dalla Nadia. I suoi genitori avevano un bar malfamato e lei spesso e volentieri ci passava i suoi pomeriggi. Tra i compiti e le barbie aveva anche il tempo di farsi palpare il culo da qualche ragazzetto più grande. Era molto esperta in porcate. Ne sapeva tante e ce le raccontava. Ci insegnava i rudimenti dell’arte dello zoccolaggio. Solo che avevamo dieci anni. I suoi non erano mai a casa. SEmpre nel baraccio malfamato. Ottenuto, strappato, il permeso di andare a fare i compiti dalla Nadia, io e Sharon ci sentivamo grandi e se qualcuno ci avesse detto una roba tipo: “Ciao RAGAZZE”, avremmo potuto anche rimanerci secche dall’emozione. Casa della Nadia significava che giocavamo a vivere da sole, a cucinare schifezze, a pensare a quando avremmo avuto un fidanzato con cui andarci a imboscare e litigare e piangere perchè avevamo litigato.
Ma il massimo della libidine era il nostro gioco preferito: “Si gioca a sardina!” Praticamente eravamo in tre. Due contano e una si nasconde. Inizia a contare la prima e quando finisce parte l’altra. Chi trova quella nascosta si nasconde con lei. Il tutto rigorosamente al buio. Così capitava che l’ultimo rimasto a cercare imanesse solo in una casa sconosciuta al buio. Il nome del gioco era “Sardina” perchè man mano che chi aveva finito di contare scovava la persona che si era nascosta, ci si ritrovava tutti schiacciati magari dietro un divano, come sardine.
Avevamo aggiunto un particolare: una cassetta da 90 minuti sulla quale c’era “Bad” di Michael Jakson che io avevo sacrificato e cancellato per registrarci sopra la colonna sonora di “Tenebre” di Dario Argento. La copertina del Lp con la colonna sonora di “Tenebre” dava a me e Sharon lo spunto per chiacchierare di “robe di paura”. In copertina c’era una testa mozzata. Allora, via. Iniziamo a contare, io e la Sharon. Prima io poi lei. La Nadia si nasconde. E’ avvantaggiata perchè la casa è sua e la conosce. FInisco di contare e vado a cercarla. Sharon inizia a contare. Finisce e cerca anche lei. Al buio, con la colonna sonora di “Tenebre”.
Paura, manco un po’. Giriamo per un po’ a vuoto per la casa. Ci ritroviamo vicine io e Sharon. “Oh, ma dove cazzo si è nascosta!”.
A me c’era una cosa che mi mandava fuori, a casa della Nadia. Per entrare in sala da pranzo aveva al posto della porta gli sportelli da saloon. Guardo gli sportelli in questione e li vedo muoversi. Allora tiro una gomitata alla Sharon: “E’ lì dentro.”
Stiamo per entrare quando vediamo la luce di una torcia elettrica in sala da pranzo. Non capiamo. “Cazzo fa con la torcia!”
Poi qualcosa cade e si rompe. Ridiamo, io e la Sharon. La voce della Nadia copre la musica di Tenebre e la sentiamo urlare “Oh! Cosa avete rotto!”
Però c’è un piccolo particolare. Che la Nadia non si trovava in sala da pranzo ma in bagno.
Facciamo due più due: Sala da pranzo. Buio. Torcia elettrica. Nadia non è.
Sono, porca puttanissima, i LADRI. In due secondi io e Sahron corriamo in bagno. La cassetta con la musica di Tenebre continua a suonare.
In bagno la Nadia non ha capito perchè urliamo di aprire la finestra e perchè abbiamo chiuso la porta a chiave.
Quando la Sharon urla “I ladri!”
Iniziamo a urlare all’unisono. Di là sentiamo passi. Qualcuno, sono in due secondo me, sta correndo al buio in casa. C’è un casino pazzesco.
Dopo un po’ ci sembra che sia passato tutto. La cassetta è arrivata alla fine. Ci è sembrato di sentire chiudere la porta di casa. Allora da vere cazzone apriamo la porta del cesso e andiamo in cucina. Là, dice la Sharon, ci sono i coltelli. Però c’è un altro piccolo particolare: cioè che la porta della cucina non si può chiudere a chiave.
“E se c’è ancora il ladro?”
Passi. Un ombra. La maniglia si piega. Nadia nasconde la testa sotto i cuscini di una poltrona. Io sono pietrificata. Sharon non me la dimenticherò mai: indice e medio di entrambe le mani in bocca. Tra il pianto e la risata isterica. Entra un piede, una gamba. E’ una gamba. E’ un uomo. E’ la gamba del nonno di Nadia che qualcuno ha chiamato perchè ci ha sentito gridare.
Mancano un sacco di cose. I ladri, davvero.
Io e la Sharono giuriamo di non dire nulla alle mamme o la casa di Nadia non la vediamo mai più.
Passa un giorno tranquillo. POi la mamma di Nadia viene a casa mia a scusarsi per l’accaduto, “Sa, io non c’ero ma mio padre, il nonno di Nadia abita lì accanto…” Mia madre mi ha ficcato tante di quelle sculacciate che aveva i polpastrelli delle dita viola.

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ODIO LE RIVISTE FEMMINILI

23 Agosto 2006 2 commenti

questo era il titolo del post che tiscali non vuole saperne di pubblicare tra gli altri titoli. Allora ricorro a questo mezzuccio squallido perchè lo leggiate! Hi ! hi! hi!

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ODIO LE RIVISTE FEMMINILI

23 Agosto 2006 37 commenti

Le modelle dai denti di perla e la pelle vellutata mi sorridono. E sorridono sempre con la bocca aperta quasi spalancata. Mangiano pane ed entusiasmo. Sembrano perfettamente in sincronia col mondo. Mi immagino i loro esami dal sangue: trigliceridi, colesterolo, transaminasi: perfetti.
Mi immagino che facciano colazione con DELL ottimo latte di soia una spremuta di pompelmo e DEI fiocchi d’avena. Che io da piccola vedevo i telefilm dove si mangiavano sti fiocchi d’avena e li desideravo più di qualsiasi altra cosa. Scelgo il volto meno sorridente in copertina e mi inoltro tra gli oscuri meandri delle pagine di una delle tante riviste femminili. Già la copertina è un programma: “Colazione? mai saltarla!” E certo perchè io alle sette del mattino c’ho il tempo di apparecchiare la tavola magari sul terrazzo in riva al mare così mi respiro anche lo iodio, e di preparare questa tavola imbandita con la tovaglia decorata precedentemente col decoupage e magari annuso anche tra un sorso d’acqua tiepida e l’altra ( che fa tanto bene a stomaco vuoto) quel bel mazzolin di fiori di campo che ho colto da poco.
Poi: Scopri di che colore è il tuo flusso energetico! Ma che me ne frega a me che non ho tempo per avere energia da colorare! E ancora: Copia le acconciature delle dive! Sì e otterrai lo stesso effetto. Tèh. Proprio uguale uguale a Winona Rider. “I trucchi per quando finisci il trucco!” Cioè ti dice che quando sei in albergo nella tua stanza tutta sfatta dal caldo e vuoi restaurati un po’ ma ahimè hai dimenticato il beauty a casa, allora non disperare. Vai nella cucina dell’albergo e chiedi nell’ordine: del cacao in polvere, un ottimo sostituto della cipria, e poi potete spennellarvi le palpebre col caffè. Poi vi fate dare anche dell’ottima marmellata di ciliegine appena colte e ve le strofinate sulle labbra. Prima non dimenticatevi di spruzzre il viso di acqua frizzante fredda che tonifica. Et voilà. Truccate pronte per uscire. E CERTO!
Sempre copertina: Una giornata tutta per te per essere splendida al primo appuntamento. Sentiamo. Allora alzati presto e fatti una bella doccia tonificante. Poi bevi un bel bicchierone di acqua tiepida e fai una abbondante colazione. Poi vai a correre in un parco, dove sicuramente non troverai inquinamento cacche di pitbull e siringhe abbandonate e corri per UNA BUONA MEZZ’ORA. Ma non dimenticare di fare stretching! Ma certo mettiti a 90 per tirarti i muscoli delle cosce. Che aminimo arriva un maniaco e ti tiene a 90 per un’altra buona mezz’ora.
A casa mangia UN FRUTTO. E poi un pranzo leggero e semplice. Ad esempio seppioline con i piselli e riso integrale cotto al vapore con zucchine e una lacrima di limone. Poi EVITA LA PENNICHELLA pomeridiana. E certo. Tanto io sono abituata a fare stretching alle sette del mattino. E poi ho mangiato UN FRUTTO energizzante. Poi nelle restanti sette ore avrai tempo di leggere UN BUON LIBRO, di farti la ceretta, di farti UNO SCRUB, UN PEELING di applicare una maschera mentre ti fai la french manicure. Poi lo shampoo e la maschera allargilla sui capelli. E alle otto SARAI AL TOP.
“I SEGRETI DEL TUO LUI”. E via dettagliate descrizioni dello scroto e di quello che puù succedere al prepuzio. E poi: “Perdi quattro chili in tre giorni con la dieta delle patate! Del gelato! Dello yogurt! Della pasta! Dei frutti rossi! Delle carote!” E ancora: “L’esperto risponde!” Caro dottore ho beccato mio marito che si guardava un pornazzo. E’ giusto chiedere il divorzio? “INCHIESTA SHOCK: I NOSTRI FIGLI SI SPINELLANO”.
“UN WEEK END DA SOGNO, LE METE PER VOI DUE”. Sì. BALI, VIENNA, PARIGI. EEEH! Tutti i weekend noi ci andiamo. “In regalo il libro hot con tutti i segreti per fare SCINTILLE a letto.” Sì. di giorno al lavoro ti leggi il libro fotografico con sti modelli, lui e lei nudi che mimano un amplesso casto con espressioni tipo: “AAAaah! Sì!” E poi la sera gli dici amore proviamo la posizione del fior di loto. E lui ti dice di andare a cacarci sul fior di loto. “Truccati da geisha per una sera! L’ideale per una cena con gli amici, stupirai tutti col tuo viso misterioso” Certo me li immagino la Cleo, Mus Etc che mi vedono arrivare vestita da geisha. Tutti che si pisciano addosso dal ridere.

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CALO DI ZUCCHERI CAPEZZOLI E LO STRANO BENZINAIO

20 Agosto 2006 16 commenti


Finiamo di guardare un film. Che io me lo sarei sbranato già. Prima dopo e durante il film.
A me l’abbronzatura e il segno del costume e tutto il resto che è decisamente notevole mi mandano F-U-O-R-I.
“Gnocco chessei!”
“Gnocchissimo che sei.”
Insomma. Sul più bello parte la suoneria. La sua: “Dio delleee citàààààà! E deeelll’immensitààà!” Quello di “Camera cafè” ci avisa che George e Net sono giù ad aspettarci.
Già mi veniva da ridere con le musiche delle pubblicità che arrivavano dalla tv lasciata accesa. “Ma sta suoneria non la si può cambiare?”
Mi abbraccia con ste braccia che me le spolperei per cena e mi dice sottovoce “Mandiamogli un sms…diciamo che la bimba fa i capricci e che tardiamo un po’”
La bimba è sua nipote. Che ieri sera ha preteso di dormire da lui. O così o chiamavamo l’esorcista. Ma la posseduta dormiva da due ore.
“Mmh! Bella scusa.”
Sms inviato.
Ma i due disgraziati che ci aspettavano sotto non l’hanno bevuta e hanno iniziato a lanciarci qualcosa contro le persiane.
“Ma..che è!”
“Prugna”.
“Eh?”
“Lanciano le prugne le staccano dall’albero!”

..
.
Ok, scendiamo.
“Aspetta!”
“Che?”
“Sistemati i capelli Deeva che sembri scappata dallo tsunami”
Decidiamo che è meglio andare al’autogrill a prendere una briochina, anche perchè c’è la mia amica autogrillaia che fa la notte. Così le teniamo un po’ compagnia.
Arriviamo. Lui si mangia due brioche una dietro l’altra. Calo di zuccheri. Calissimo. E io avrò qualche squilibrio ormonale, visto che avrei voluto fargliene venire almeno altri due.
La mia amica autogrilla mi abbraccia e mi sbaciucchia. “Allora! Che mi racconti?”
“Eeeeh…NENTI.”
“L’inciucio con la guardia giurata? O era un finanziere?” Ce l’hai sempre?”
“Tz, ora punto sui carabinieri.”
“E il tuo ragazzo come sta?”
“Bene grazie!” Mi risponde con un sorriso stronzetto.
“Capoooo? Posso fumare una sigaretta con la mia amica?”
Il Signore dell’autogrill ha detto sì e ci samo ritrovati io lei Lui George e Net fuori a fumare, tra pompe di benzina, e distributori di dvd porno.
Arriva il benzinaio algerino.
Inizia a raccontare che la mia amica Autogrilla è una depravata. Che usa la paletta della polizia stradale e le manette in modo improprio.
Poi guarda Lui.
“Ma guarda che bel ragaSSSo. Mmh! Ma è tuo?”
Gli si avvicina. Lui ridacchia. Lascia fare.
Il benzinaio gli tira su la maglia. “Aaaah! Uomo!”
Poi gli strizza i capezoli. Lui ride imbarazzato.
“E’ tuo?”
“Sì.” Faccio io.
“Che culo!”
“Cosa?” Chiedo.
“Che culoo!
Sì anche il culetto è notevole.
Autogrilla mi prende da parte e mi fa: “E’ gayssimo!”
Ah beh, allora aspetta che mi avvicino. “Sì è mio, lui!”
Ninfomane. Ninfomane e gelosa. Pure di un gay.
Giù le mani dai miei capezzoli. Cioè sono i suoi ma sono miei.
“Buona serata!” Ci augura il benzigay.
Eh, sì. Lo guardo e penso che stasera mi verrano le vampate. A lui e a me.
A lui, al benzinaio. Tutti e due a fantasticare sui capezzoli e il culo di quest’uomo che io mi sbranerei a colazione.

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OFFRE LA DITTA

18 Agosto 2006 34 commenti

Sta mattina mi è venuta in mente una cosa di quando ero una ragazzetta temeraria. E perciò insieme alla Sharon avevo deciso che dovevamo provare ad infrangere la legge.
Lei era una grande maestra. “IO e te oggi si ruba.”
“E che rubiamo?”
La Sharon era molto intraprendente. Un visetto d’angelo, occhi verdi che a volte prendevano un’inquietante tonalità tendente al giallo. Capelli biondi, nasino all’insù. Chi avrebbe mai sospettato che sotto sotto era una criminale incallita?
Devo aver già raccontato di quando a nove anni aveva inventato il gioco della “lacchetta”. Cioè lei prendeva questo sacchetto di plastica e ci spruzzava la lacca. Poi ci respirava dentro a pieni polmoni. E dopo rideva con la faccia stralunata. Andavamo al supermercato e lei comprava ogni genere di schifezza. Panna spray, nutella, gelati, biscotti e poi alla cassa diceva: “Metta pure tutto sul conto di mamma”.
La Sharon sa far tremare le pupille. Giuro io non so come cazzo faccia.
L’esorcista versione integrale a lei le fa un baffo.
La cosa più bella era la giornata “offre la ditta.”
L’aveva organizzata lei. Vere spedizioni di ragazzette di buona famiglia dal viso angelico e i denti da latte che andavano a rubare qualsiasi cosa nei negozi al grido di “offre la ditta.”
Rossetti, lattine maxi di coca cola, Barbie, profumi e qualsiasi oggetto che in quel momento ci sembrava degno di attenzione.
C’erano anche i furti su commissione: “Allora, Selvaggia, Laura e Carola vanno in profumeria e offrono un rossetto alla Linda. La Linda offre lo schiarente per capelli alla selvaggia.”
“Offrire”, pochi cazzi, stava per “RUBARE”.
Oggi non sarei in grado di rubare un pachetto di caramelle. Mi farei beccare subito. Ma allora ero una piccola delinquente con le scarpine da bambolina e la frangetta nera sugli occhi.
Roxi un giorno in un negozio di Carnaby Street a Londra mentre mi provavao una parrucca mi fa: “Esci.”
“Perchè?”
“Vai, ti dico, esci!”
“?”
“Ho preso due bombolette spray, son carissime. Stasera ci trasformiamo i capelli.”
Un giorno, con la Sharon entriamo nel negozio etnico sotto casa mia. Sharon vuole degli orecchini. La commessa è timisissima.
“Posso aiutarvi?”
“No, grazie stiamo scegliendo un regalo…” Sharon guarda fissa negli occhi la commessa. Lei si volta un attimo e questa bambinetta le fotte sotto gli occhi due paia-due di orecchini. E’ così sicura di sè che io la guardo e penso che da grande sarebbe bello fare un po’ le ladre insieme.
Orecchini, bracciali, profumi, giocattoli, schifezze da mangiare, cosmetici per quando saremmo diventate grandi, libri, giornali all’edicola. Col visetto angelico e la mano lesta.
E come ringraziava, la Sharon! “Allora grazie, sarà per un’altra volta non ho trovato niente!” E il negoziante tranquillo come un coglione.
La Sharon ha passato un brutto momento. La testa fa brutti scherzi a volte.
L’ho vista, era col suo bimbo. “Stronza dammi il tuo numero, ci andiamo a bere una birra una sera!”
Lei mi dice che “non può tanto bere in questo periodo…”
“E va beh. Bevi una coca cola. Offro…offre la ditta!”
“Noooooo! Ti ricordi!”
E già che mi ricordo. Solo te non ti ricordi quando ci diamo appuntamento e non vieni. E in realtà non ci vado mai neppure io ai nostri appuntamenti. Tanto so che non vieni.
Dopo un anno la incontri e ti fa: “MInkia, scusami quella sera là, non son passata…”
“Era un anno fa!!!”
Comunque non ci sarei andata perchè la Sharon, lo ripeto, è pazza. E mi manca un casino a volte.

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