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Archivio Novembre 2006

Uomini normali ? parte terza (continua da 13 luglio)

28 Novembre 2006 21 commenti


Ancora uomini normali.

E? bellissimo! T?incanta. Ed è anche simpatico. Ci esci e passi una bellissima serata…poi non si fa più sentire.
Perchè? Non gli piacerai.
Allora, dopo ?lavate di testa? delle amiche (strane) fai una prova:
?Ci sei domenica? Ci vediamo??
?Ma che piacere sentirti! Certo che ci sono!?
Beh…pensi che se non gli interessassi non ti avrebbe risposto così.
Nonostante ciò…non lo senti più.
E? più piccolo…e in queste situazioni vorresti avere vent?anni…Dio solo sa quanto…

E? affascinante. Prima gli piaci, poi non gli interessa nessuna, poi sembra di nuovo preso. Non si capisce. Intanto tu ti coinvolgi sempre di più e lo guardi, lo ascolti e sogni.
E? un chitarrista. Oggi c?è, domani no.

E? amico di amici. Lo conosci in ferie.
Senza pensare nè parlare ti ritrovi a letto con lui. Ti piace. Tanto. Ti lasci andare senza nemmeno un briciolo di razionalità.
Lo rivedi dopo qualche mese e si ferma a dormire da te. Tre giorni. Fuoco e fiamme.
Prima di andar via dice:
?Vienimi a trovare, eh! Quando vuoi.?
Sparisce.
Lo cerchi e ti dice con tutta la calma possibile:
?In questo periodo sono un po? impegnato, saluta tutti!?
Vaffanculo tu e la statua di corso Lione. E anche la tua chitarra!

Arriva nella compagnia un venerdì sera. Birra e discorsi a volontà. Si ride tanto. Nei giorni successivi ci pensi…ti piace, si, ti piace. Lo rivedi e hai la vaga sensazione che possa interessare anche ad altre…allora prima di perdere un?occasione chiedi il suo numero e ti fai sentire proprio il giorno del suo compleanno…per gli auguri. Bella mossa. Difatti lui risponde proprio come desideravi. All?incontro successivo, tra un bicchiere di vino e l?altro, parlate e scherzate insieme tutta la sera. Sei contenta.
Prima di uscire scambia il numero con un?altra.
Bbbravo! Davvero bbbravo!

Il pianista e il lupo sono quei ragazzi che pur non avendo nulla in comune, girano sempre insieme perchè bellocci e in grado di baccagliare tutte le ragazze carine (non solo alle feste d?estate…) solo se in coppia.
Peccato perchè il pianista è in gamba.
Sono carini, simpatici e amici disponibilissimi…fin quando non conoscono le tue amiche…
Tu sei ovviamente innamorata del pianista. E credi che sia l?uomo giusto per te. E? profondo, intelligente e molto molto affascinante. Però, purtroppo lui non è solo questo. E nonostante tutto, non vuoi crederci. Vuoi pensare che sia il top. Non è il top, non lo è. No. In questo momento è come tutti gli altri. Non gliene frega niente delle ragazze intelligenti, non gliene frega niente della complicità che ha solo con te, non gliene frega niente di cenette, vita insieme e nottate passate a parlare sotto il portone di casa. Vuole tutte le ragazze ai suoi piedi. E non importa se non sanno nemmeno quali sono le regioni d?Italia o chi è Leopardi.
Ah, i musicisti!
(il lupo invece va in giro a cercare ragazze, ma ci prova anche con te…)

Che dire di quello che alla prima serata ti dice di essersi più volte tagliato le vene per poter stare in ospedale al caldo di?inverno? Viaaa! Scappa! Subito!

Avete presente quello che in qualunque momento lo incontrerai, ti farà sempre sentire un vuoto nello stomaco, come sulle giostre, anche se hai di fianco a te l?uomo che ami davvero? Quello di cui non ci si può innamorare. Mai. Grazie al cielo. Ne ho parlato nella seconda parte di questo articolo.
Bene. Ho qualcosa da aggiungere.
Avevo ragione. In qualunque momento o posto tu lo riveda, gli salteresti addosso. E? più forte di te. Fisicamente non ti fa capire più niente. Però. C?è un ?però?. Non ti piace come persona. E visto che non staresti mai con lui, perchè andarci a letto? Naaaaaa! Ti fai stuzzicare perchè è un bel gioco, ma poi bon. Si ride, si scherza, ma non si fa niente. Ovviamente mai.

A questo giro ce n?erano un bel po?…ma concludiamo!

Lo conosci per una battuta stupida. Ne fa un po? ed ecco che accetti il suo numero. E? simpatico, perchè no? Lo cerchi per un?uscita di gruppo, ma lui ci sa fare. Riesce a portarti a cena fuori e a conquistarti. Pazzesco, non l?avresti mai detto. E? giusto. Ti dice sempre le cose che vorresti sentirti dire e ti sembra quasi impossibile. Stai bene con lui e lui con te. Fin troppo per essere così poco tempo che lo conosci. C?è, però, qualcosa che non va. Non si capisce bene, ma c?è qualcosa di misterioso che accompagna il rapporto fin dall?inizio. In realtà tu sai benissimo cos?è, ma preferisci non parlarne. Non pensarci. Vuoi viverti quest?uomo così com?è. Nel week end, però. Solo nel week end.
Forse questo è un uomo strano. Forse è uno per cui vale la pena. Forse.

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DITEMI CHE IO NON ERO COSI’!!!

24 Novembre 2006 23 commenti

Rimango sconcertata poche volte.
Ho visto cose che voi….va beh sì, dai di cose strane ne ho viste. Strane o inimmaginabili.
Ma niente mi lascia sconvolta come le ragazzette di oggi.
Che io non è che sia una nonna.
Ma io ero diversa, noi non eravamo così.
Riporto un dialogo registrato col mio cellulare ( caso in cui i cellulari possono essere utili).

Luogo: Dehors riscaldato di un bar, ore 15 e 30
Ragazzetta A: Jeans strettissimi (mia madre mi diceva di non metterli che mi veniva la cellulite la cistite etc) vita bassissima, salvagente di grasso traballante (ma che cosa mangiano?) ombelico scoperto con piercing, magliettina con quelle frasi del cacchio “saluti e baci”…”monella rincoglionita”
“Dolce e bottana”….Che ne so.
Giubottino bianco immacolato, corto.
Scarpe iperyecnologiche iperpuzzolenti ipercostose
Sigaretta in bocca.

Ragazzetta B:
Jeans anifibi maglia di lana sciarpona e niente giacca. La ragazzetta alternativa che piuttosto gela dal freddo ma niente giacca

A manda un sms:

(Urla) “Ma daaii oh sto cazzone di merda che palle” (ce l’ha col cellulare)
B: “Oh minchia esauritaaa! Cazzo ti urli che si gira la ggente”
A: L’ha inviato. Ieri cosa hai fatto alla fine?
B : Un cazzo. Oh, vaffanculo ero stanca oggi avevo compito di ragio con quella puttana”
B chiede all’amica una sigaretta: “Oh dammi una siga, và.”
A urlando per darsi un tono: “Col cazzo, alza sto culo e vai a comprarle.”
B “Ooooh, vaffanculo io te le dò sempre”
A lancia il pacchetto a B
B: “Grazie amore”
A: “Vediamo sta troia quando mi risponde”
B ” Stasera non la cago se mi chiede qualcosa non le dico un cazzo.”
A:”Ma pensa te, sta troia”

Si avvicinano due TAMARRI che in confronto Costantino è un lord
Tamarro1: gambe scheletriche jeans attillati scarpe enormi super iper plus etc
giacca nera, capelli scolpiti con un etto di gel
camminata allucinante
Tamarro 2 jeans attillati giubotto griffato, cinturazza D&G
Profumano come due troie.
A&B li vedono arrivare.

A: “OOooh pezzi di merda noi adesso ce ne andiamooo!”

Loro camminano come due scimmie si sentono fighissimi perche ste due donne li hanno aspettati.

Si danno tre bacini per ciascuno. Dopo tuti sti bacini, A si accende una sigaretta per darsi un tono.

A: “ooh devo smettere di fumare raga”.

Il calzino di spugna emerge dall’orlo dei pantaloni del T1
Loro sono più posati.Parlano sottovoce.
Ma sono inguardabili. Il loro atteggiamento è inguardabile, la loro espressione.
Ma noi non eravamo così.
A noi piacevano quelli belli. Belli davvero.
Era il periodo grunge, me lo ricordo.
E ci piacevano quelli dal viso angelico, meglio se un po’ effemminati, con i capelli lunghi. Ci potevi parlare.
E noi eravamo belle.
Tutte.
Saremmo inorridite di fronte ad un tronista di uomini e donne.
A Costantino avremmo tirato frutta marcia.
Non sanno più cos’è IL BELLO.
E’ la fine del mondo.
Non ci credete?
Andate in un centro commerciale di sabato pomeriggio.

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TI CHIAMO DAL CESSO

23 Novembre 2006 24 commenti


Ieri sera ho aperto un cassetto e dentro tra mille cianfrusaglie ho trovato un gettone telefonico.
Di quelli che costavano 200 lire.
Marroni, con le righe ed un telefono disegnato sopra e la scritta SIP.
Un gettone, che quando ti mancavano 200 lire per pagare qualcosa potevi dare un gettone.
A volte te lo davano col resto.
Ma valeva 200 lire.
Odio questi euro schifosi.
La moneta da due euro l’hanno fatta per fotterti il resto.
Mi hanno rifialto nell’ordine una moneta da 500 lire e un gettone dell’autolavaggio.
Il gettone. Prima che arrivassero le schede telefoniche.
Prima del telefono pubblico arancione con i tasti.
Prima.
I gettoni che andavo a comprare per telefonare a qualche ragazzetto.
Le telefonate erano così vere.
E non c’erano quelle pause, quei momenti in cui al telefono si dice solo: “Va beh, va……va bbbò, vah..”
Una volta si parlava, cazzo, perchè i gettoni finivano.
Li sentivi “andare giù”.
Il telefono se li ingoiava e tu sapevi che stava per interrompersi la telefonata allora parlavi, chiedevi, dicevi.
Il gettone, non il cellulare.
Il telefono, non sto cappio al collo.
Molti portacellulare oggi si mettono a tracolla.
Tipo cappio al collo.
Perchè ti senti in obbligo di accenderlo. Di non spegnerlo.
Il cellulare ci ha presi per il culo.
Ti illude che devi tenerlo acceso perchè magari poi quella persona lì poi ti potrebbe chiamare.
Coglioni.
Non è che se non spegni il cellulare le persone stronze che non hanno la minima intenzione di chiamarti diventano carine e ti chimano.
Uno è stronzo e basta.
Che tu abbia il cellulare acceso o meno.
Io sono fottuta.
Me lo porto anche al cesso.
Mi sento disconnessa dal mondo, altrimenti.
Che cazzata.
Eppure è così.
E pensare che una volta non ne avevamo bisogno.
E’ sicuramente utile, il cellulare.
In caso di emergenza, se resti chiuso in ascensore…se vuoi un’arma da spaccare in testa a qualcuno, perchè no.
Invece, una volta…
Le telefonate forse erano meno banali.
O eri a casa o non c’eri.
Richiamare più tardi.
E nessuno ti chiedeva: “Ciao, dove sei?”
Ma che te ne frega…
E nessuno ti mandava quegli sms “Ciao km stai? Ttt bn? C vdm 20.30 ok? fammi sap a ke h ”
O quelli: “Ciao, che fai?”
Ma che cazzo di domanda è? Come “Ciao komè?”
Per non parlare di quelli che ti chiamano, tu non puoi rispondere allora li richiami. E loro non rispondono.
Non ti rispondono.Eppure ti hanno chiamato poco prima facendo squillare fino all’esaurimento.
“Ah sei tu, scusa non uso la suoneria, solo il vibro.”
Ecco allora sodomizzatici, col vibro.

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PENSIERINI

17 Novembre 2006 32 commenti

Non ho il tempo di fare niente e mi incazzo.
Quando avevo tempo di fare tutto non facevo niente perchè volevo fare troppo.
Sono ipocondriaca. Troppo.
Ho sulla scrivania tre libri iniziati.
Il quarto l’ho comprato ieri.
L’ha scritto la Franzoni.
Sì. Mi piacciono molto le cose terra-terra.
La shampista voleva assolutamente farmi riccia. “Boccoli come le Charlie’s Angel”. Ha insistito. Voleva passarmi quel ferro incandescente sui capelli.
Le ho detto “No, ti ringrazio.”
“Ma guarda che vengono bene!”
“No grazie”
“Per cambiare un po’ . Non vuoi vedere come viene?”
“Ma ssì, dai, sono curiosa. Provalo sui tuoi capelli così vediamo come viene”.
E poi io non voglio cambiare i capelli. E no. Non voglio fare colpi di luce o di sole. E non voglio la noce di ristrutturante a tradimento che mi fai pagare 6 euro.
Vorrei andare in quel negozio a comprarmi reggiseni strizza tette e perizoma pizzettati. Ma mi irrita la commessa.
Vestita come se dovesse andare a ballare in un club londinese di ultratendenza.
E alle nove del mattino è ridicola.
Ha il viso marrone. Troppe lampade. Davvero, una maschera.
Ed io sono troppo slavata per entrare lì dentro.
Ha la frangetta asimmetrica, il piercing all’ombelico in mostra con cerchio di peli neri intorno e una lunga striscia di peli neri che sparisce nel jeans a vita bassa. Ha la cintura con gli swarosky anelli che le coprono mezzo dito.
Ha braccialetti tintinnanti.
E un naso lunghissimo.
E la pancia scoperta anche con 5 sotto zero.
Però quando entri ti guarda come se il tuo ingresso nel negozio le avesse rovinato la giornata.Riesce a mettermi a disagio.
Mi sento sempre troppo pallida troppo poco truccata e poco trendy per entrare lì dentro
Anche se lei è ridicola e non lo sa.
Oggi la guardavo mentre mostrava un perizoma ad una culona.
E ho iniziato a immaginarmela presa da un attacco di diarrea dovuta al suo pancino scoperto e al cappuccino che beve ogni mattina.
Ieri sera sono entrata in un negozio tipo erboristeria-negozio di prodotti naturali-roba così
Mi serviva una maschera per il viso. Cioè, al lavoro mi era venuta in mente la scena di America Psycho, quando lui, patito dei prodotti di bellezza si toglie questa maschera dal viso. Allora mi son detta, stasera mi faccio anch’io una maschera all’acido ialuronico o come cazzo si chiama. Poi invito quel mio collega invidioso rompicoglioni a prendere un caffè, metto i Genesis e lo prendo a picconate.
Il tizio del negozio ed io ci guardiamo.
Lo riconosco.
E’ un ex ciccione che veniva preso per il culo dai suoi amici, quando si giocava tutti insieme in cortile.
E devo dire che la dieta che ha fatto è miracolosa, o forse tira troppa coca visto che è anche un po’ schizzato.
Compro di tutto tranne la maschera acida e mi dice che mi regala un po’ di campioncini.
Mi chiede:”Shampoo, ne usi?”
Vorrei dirgli “No, i capelli li lavo con l’acqua piovana”.
Ma lo guardo sorridendo e lui è davvero lì che aspetta una risposta.
“Ovvio, tu no?”
Fa una risata finta.
Come per dire “Oh, ma che domande faccio!”
Mi giro e cerco un piccone.

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TRENO STRANO

14 Novembre 2006 6 commenti

Ogni volta che prendo il treno incontro personaggi da film.
Sarà quella linea lì, o magari sono coincidenze, ma ogni volta che prendo QUEL treno…incontro gente assurda.
Questa volta mi siedo in prima classe declassata.
Non ci entra nessuno in questo vagone, perchè non riescono ad interpretare il significato di “declassata”.
Poi aprono la porta e mi guradano, iniziano a valutarmi, per capire se quel vagone potrebbe davvero essere di prima classe.
Ho una giacca nera, i jeans e gli anfibiazzi. La borsa e il lettore cd sulle ginocchia. Sto sfogliando Vanity Fair.
Mah. “Scusi, lei mi sembra una non ricca e forse anche dogata, che classe è questa?” La signora inamidata vorrebbe chiedermi questo.
Ma mi chiede solo: “E’ davvero seconda?”
E c’è da meravigliarsi?
I sedili sono più grandi ma luridi, i vetri lerci, il pavimento macchiato di ogni schifezza, forse l’hanno declassata perchè si vergognavano.
La signora si siede di fronte a me.
Leggo il giornale dal fondo perchè c’è la posta di Mina.
La signora non ha le labbra ma si è messa il rossetto.
Il treno parte.
Ci sono due signore che fanno amicizia parlando di calze elastiche e guaine contenitive. Si scambiano i numeri di telefono e si mostrano le vene varicose sulle caviglie, e gridano forse sono un po’ sorde.
Poi il treno si ferma e la voce dice: “*** STAZIONE DI ***”
La signora varicosa inizia a gridare: “Come stazione di ***!!!” Cazzi tuoi se dovevi scendere prima, sembra pensare il ragazzo semi sdraiato sul accanto a lei.La sbadata bacia sulla guancia la nuova amica 70 denari e scappa.
Poi sale un gruppo di persone.
Che cazzo si urlano, penso.
“Gualtiero! Sù, per di quà! Lucilla! Prendete posto.
Il treno riparte e Gualtiero inizia: “No! Io ho paura del treno che parte! Ho paura del treno che parte!
Un’altro inizia a chiedere dove sia il “guidatore”.
L’altro chiede a quella che dirige il tutto: “Mi dai la mano?”
Sono in sette più due. Sette rincoglioniti.
Rincoglioniti e felici.
Fanno tenerezza.
Si perdono un casino di cose della vita, o forse no.
Sono sempre felici.
Tutto li meraviglia.
Entriamo in galleria.
Iniziano a gridare increduli e felici: “Uuuuuuuuuuuh, la galleria!!!”
Uno ha una voce da cantante di brutal metal e il viso di un ragazzino.
“La galleriaaaaaaaaa!”
Luce. Si abbracciano, alzano il pugno al cielo.
Una biondina con la tuta e le scarpe griffate batte energicamente le mani e ride in silenzio a bocca spalancata.
Devono scendere.
Uno di loro urla che tanto, a lui sta sera gli mettono le patatine fritte sulle pizza.
La biondina deve scendere dal treno ma si ferma a battere le mani fortissimo.

Viaggio di ritorno.

Il treno è vuoto.
Vuoto.
Mi siedo.
C’è puzza di piscio.
Fa freddo.
Penso a dove andarmi a sedere.
Primo vagone vicino al capotreno?
Lì se sbattiamo si muore di sicuro.
In mezzo?
Arrivo in un altro vagone.
Ci sono due ragazzetti che parlano del loro nuovo gruppo.
Vogliono chiamarsi Peter punk, ma forse già esistono.
Canticchiano e parlano male di un loro amico.
Decido che non voglio sedermi troppo vicino a loro, ma mi tranquillizza il fatto di non essere da sola.
Mi siedo. Davanti a me poco più avanti, un tizio, ciccione, senza un occhio che mi guarda dal basso. Ha il mento schiacciato sul collo e l’occhio che gli rimane è iniettato di sangue. E si versa della grappa in un bicchiere di carta. E mi guarda.
Cazzo.
Almeno Bilancia aveva un aspetto migliore.
Cazzo. Il killer dei treni. Vittime a caso.
Se ci fosse un mitomane di quelli che copiano i delitti dei serial killer?
I punkettini si alzano e scendono.
Cazzo.
Sola con un ubriaco senza un occhio no.
Mi alzo.
Torno verso il primo vagone.
Trovo una ragazza.
“Non c’è nessuno su sto treno!”
Lei mi dice: “Sì lo so, hai fatto bene a venire qua.”
Ha le tette enormi, strizzate nella maglia a collo alto.
Una minigonna cortissima e dei panta collant neri le coprono due coscione da far invidia a Nedved.
Però è bella.
Sta studiando. Sottolinea le pagine di un libro fotocopiato.
Arriva il capotreno.
E’ giovane.
Mi dice “Ohhh, allora c’è qualcuno!”
Gli dico che ci sono io e c’è anche il pirata ubriaco.
Dice che lo sa, lo ha visto.
Poi si siede di fronte alla ragazzona.
“Amò, te ne scendi giù con me st’estate?”
I ragazzi giovani con accenti particolari mi sembrano arrivare dal passato…che ne so…me lo immaginavo che comprava le sigarette con le mille lire di carta…
Lei gli dice: “Basta che la smetti di parlare in calabrese”.
Lui: “Pecchì?”
Poi lui le si avvicina e iniziano a parlarsi nell’orecchio.
Lei fa delle risatine soffocate dai capelli, lui le tiene la testa sulla sua bocca.
“Devo studiare!”
Fa lei.
“Ma cche cazzo ti studi a ffare? La vedi A llei? Mica studia, lei!”
Lei mi guarda un po’ male.
“Siamo arrivati, vado a vedere se quello senza occhio è vivo!”
Rimango sola con la tettona.
Le squilla il cellulare.
Lo cerca nella borsa, sembra preoccupata.
Controlla se lui arriva.
Infatti.
Il telefono squilla, lei toglie la suoneria. Ma lui la vede. E vede il cellulare illuminarsi nella borsa.
“Oh, che c’è?”
“Chi è? Fammi vedere”
Ora questa scena me la gusto.
Lei cerca di prendere il cellulare, ma lui la precede.
Lei ha un’espressione preoccupata. “Aspetta!” Continua a dire solo “aspetta”.
Lui si allontana col cellulare in mano.
Lei mi chiede se le faccio fare una telefonata col mio, mi implora.
Le do il mio cellulare solo per il gusto sadico di vedermi il seguito.
Fa il numero.
“No, cazzo è occupato!!!”
E’ sempre più preoccupata.
Mi chiede se può mandare un sms.
Annuisco ma mi vien da ridere.
Il treno si ferma. Lui non torna.
Mi prendo il telefono.
Faccio qualche passo e non resisto.
Apro la cartella “messaggi inviati”.
E leggo.
“Amo nn risp assolutam a chiamate dal mio numero nn sn io è lui ci ha bekkati”

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CANI GATTI E RUTTI

13 Novembre 2006 99 commenti

Sicuramente la maggior parte dei lettori dei blog di Tiscali non appena capiranno che qua non parlerò di albe tramonti e cuccioli in cerca di padroni, nè scriverò una poesiola in rima alternata sull’amor perduto, abbandoneranno la lettura di questo post.
Invece io invito anche voi, cari poeti e paladini di canili e gattili vari, a leggere perchè è un argomento che riguarda tutti voi.
Un post che parla di quei momenti che spesso tentiamo di soffocare con tutte le nostre forze, ma che in realtà per il nostro bene, dovremmo vivere pienamente.
Sto parlando dei rutti.
Sì, ora ditemi “io non rutto mai, e se lo faccio, lo faccio in silenzio.”
Allora siete dei grandissimi scorreggioni, perchè da qualche parte l’aria dovrà pure uscirvi.
La mia amica Cleo, sabato sera mi dice:”Vieni in camera mia, mi devi aiutare assolutamente.”
La seguo preoccupata dal suo tono serio.
Mi guarda e mi dice: “Io non so ruttare”.
Come se mi avesse confidato un peccato mortale, un segreto di stato.
Scoppio a ridere.
“Miiinchia. Come non sei capace?”
“No. Li faccio interni, sordi, mi si bloccano, mi sento male, voglio fare un megarutto.”
Le propongo un bicchierone di coca cola.
No, mi spiega che ha già bevuto un litro d’acqua frizzante ma…niente.
Le suggerisco di bere trattenendo il respiro.
Lo fa ma non succede niente a parte un rumorino insignificante.
Iniziamo a bere acqua frizzante, io parto: un rutto e due risate da piegarsi in due, perchè lei spalanca gli occhi e dice: “Ma come si fa???”
Chiamiamo a rapporto gli uomini di casa. Li chiamo io lei sta a testa bassa, colpevole di non saper ruttare. Parte la sagra dei rutti.
C’è chi ne fa di incredibili, senza aver bevuto.
C’è chi li fa cantando.
Il rutto è sacro.
Quando stavo con F. in sette anni non l’ho mai sentito ruttare. Mi rendo conto della gravità di questa situazione.
Sicuramente era un potenziale serial killer.
Insomma, non dite di no.
Quando mangiate da soli soprattutto, non ditemi che non godete nel farvi tremare le vene e i polsi con un megarutto.
E se vi sembro troppo trash, no problem, nella home page di Tiscali troverete cani gatti e poesiole.

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IL CERVELLO DELLA DOMENICA

7 Novembre 2006 35 commenti

Domenica pomeriggio.
Canale cinque.
Le borse sotto gli occhi di Paola Perego sono scomparse.
O ha un ottimo truccatore o un ottimo chirurgo estetico.
Per quanto riguarda la voce, invece, direi che è insopportabile.
Buona domenica.
A volte mi era capitato di soffermarmi sul faccione di Costanzo che guarda con aria strafottente, di uno che si sta rompendo i coglioni, il comico di turno.
E quando non faceva parlare le persone, interrompendole e dicendo loro “Beh beh va bbeh arrivi al dunque”…pessimo, insopportabile.
Poi le scenette di Sgarbi che prosegue per contratto la rissa con la Mussolini nel circo della Perego, con tanto di ring.
Imbarazzante. Da farti sprofondare nei cuscini del divano. Da vergognarti per loro. Ma credevo di aver visto tutto. I trenini, Rocco Casalino del Grande Fratello uno che schecca e starnazza, la love story di Costantino, i tronisti analfabeti, le carrambate a qualcuno del pubblico.
Invece. Invece non avevo visto ancora niente.
Perchè domenica è comparso sullo schermo su canale 5 il viso di Anna Maria Franzoni. E certo. Doveva promuovere il suo libro che guarda caso esce l’undici novembre.
Non potevo crederci.
Silenzio in studio, poco prima le Pupe e la Gregoraci cercavano di farsi notare cantando stonate canzoni scadute.
Poco prima, tette e culi.
Poi il momento top del pomeriggio.
I capelli della Perego svolazzano grazie all’aria condizionata.
Il loro, diceva la Perego in un’intervista è un programma per famiglie.
E quindi, via con la lettura lenta e cadenzata dei particolari del delitto di Cogne.
Con annesse inquadrature della Franzoni nei momenti da picco del audience.
“Sono entrata, pensavo che mi volesse fare il gioco del cucù…invece l’ho toccato e mi sono rimasti pezzi del suo cervello in mano.”
La Perego legge e la Franzoni strizza gli occhi.
La Perego guarda dentro la telecamera.
Pause e silenzi.
Cervello di un bambino di tre anni sulle mani di questa madre che ha interrotto i trenini per promuovere il suo libro.
Cervello di un bambino ammazzato su cui hanno sputato ancora una volta.
Prossimamente mi aspetto il calendario della Franzoni.
Poi condurrà Festivalbar.
Poi le proporranno uno spettacolo teatrale e andrà a promuoverlo a “La vita in Diretta con Cucuzza sempre più biondo.
Poi condurrà Le Iene e alla fine farà il trenino, anche lei, ricordando però a tutti che aveva il cervello di suo figlio sulle mani.

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IL VICINO TROMBADOR

6 Novembre 2006 33 commenti

IL VICINO TROMBADOR

Lunedì sera dopo Chi l’ha visto, dopo serial killer, misteri e scomparsi in circostanze sconcertanti, mi stava prendendo una piomba tremenda.
Che dalle nostre parti significa che avevo un sonno allucinante.
Spengo la tv e mi addormento.
Ho il sonno leggerissimo, però.
Tipo che se entra una zanzara io la sento.
Sto per cadere nella fase di sonno decisamente pesante, ma lo sento.
Sento uno scricchiolio.
Siccome ho il terrore del terremoto mi si sono spalancati gli occhi, con brivido lungo la schiena incorporato allo spavento.
Scricchiolìo. Mmh. Non è proprio uno scricchiolìo. E’ un cigolìo.
Sopra la mia testa.
Ogni tanto cambia ritmo.
No. Non può essere.
Poi inequivocabile sento: “Aaah.”
La mia mente affollata da tutti i trattati di criminologia, da tutti i libri, le biografie, da tutti i casi di cronaca nera degli ultimi 50 anni di cui so tutto, dai nomi degli assassini a quelli dei testimoni, fino alle date, gli orari e gli indirizzi, in un nano secondo immagina che il cigolìo sia causato dal tentativo di strangolamento sul letto, del distinto signore del piano di sopra.
Magari dall’amante psicopatica.
Invece no.
Quel signore distintissimo, con la barba e il cappello e la cravatta, tromba.
Scopa. Chiava. Ficca. Fotte.
Insomma, anche lui.
Sento di nuovo la signora fare: “Aaaah!”
Tipo una che viene scannata.
E’ anche esperto di pratiche sadomaso, a giudicare delle urla.
Poi sento lui: “Ooh.”
Così, con il punto.
Non si scompone.
Gnik gnik gnik gnik
Me lo immagino, domani mattina al bar qua sotto.
Con la valigetta.
Tutto inamidato.
Lui vive solo.
La sua fidanzata anche.
Ogni tanto dormono insieme da lui.
E trombano.
Mi veniva da ridere.
Me lo immaginavo a dare spinte pelviche con la mano sul fianco mentre si specchia come il protagonista di “American psycho”.
Secondo me si filamano anche.
Tutto ciò è durato circa sei minuti.
Poi hanno finito. E lui ha tossito un po’.
Avrà pensato: “Anche per oggi è andata.”

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CHI FUMA SIGARETTE E’ TOSSICO. SAPPIATELO

2 Novembre 2006 22 commenti

Ho spento l’ultima sigaretta il 7 ottobre.

I primi 3 giorni di non fumo la mia impresa è stata coadiuvata da un leggero mal di gola.

E poi avevo notato che in determinate ore della giornata, la sigaretta mi faceva schifo.

Ho pensato: Ma ssì, dai. Bon. Non si fuma più.

I primi giorni mi sentivo la paladina della salute.

Pensavo che la sindrome da mancanza di nicotina arrivasse nei primissimi giorni.

Invece mi sentivo bene.

Poi.

Ho capito.

Mentre pensavo che era una buona cosa che i miei vestiti, le maniche delle giacche, le dita, i capelli non puzzassero più, ho iniziato a sentirmi inquieta.

E ho iniziato a fare una cosa che detesto veder fare. Dondolare la gamba da seduti, o muovere il piede sotto la sedia.

A casa di Cleo una sera ho “fumato” per finta una bic rossa.

Per il maledetto dannato gesto.

Mi viene da piangere dal nervoso. Di che?

Qulacuno mi ha guardata e mi ha svelato la verità.

In gergo da strada, mi ha detto: “Stai scarenzando”

Sto cosa?

Scarenzare, da “carenza”.

Termine molto conosciuto tra le persone tossico – dipendenti.

Ecco cos’era.

Ecco l’inquietudine.

Ecco.

E’ solo un gesto.

Ti aspiri catrame, nicotina, e 4000 dico quattromila sostanze radioattive cancerogene per sigaretta.

E dopo il caffè…E mentre racconti una cosa per filo e per segno.

E mentre parli di cose scottanti. Mentre devi pensare.

Mentre ti concentri.

Mentre ti calmi.

Ci vuole la sigaretta.

Invece no.

Non è vero.

Lo so.

Sono cose che ho fatto anche senza fumare, benissimo.

Invece, mi rendo conto di essere tossica.

Non ho più il respiro mozzato dopo 2 rampe di scale.

Non sento il bisogno di mangiare come un maiale.

Non ho l’alito incatramato e la tosse.

Riesco a fare un discorso, una cena, a bere un caffè con gente che fuma.

Ma.

Porca puttana.

Scarenzo.

Come una tossica.

C’è chi mi mette la sigaretta accesa sotto il naso: “Tè, stella, daaai!”

Io dico: NO:

In molte occasioni sono stata lì lì per accenderla.

NO.

Ne ho tenuta una in mano spenta.

Vi rendete conto?

Sono una donnetta.

Se fumo sono una stronza.

Ma voi come cazzo fate

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