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DI COSE LASCIATE Lì, DI COSE CAMBIATE E DI COSE NUOVE

25 Giugno 2014 Nessun commento

E’ un bambino sveglio, M. E soprattutto è un bambino FELICE. Regala enormi sorrisi e risatine che ti riempiono il cuore anche dopo un lunedì di pioggia a giugno. Se poi gli dici “Chicchirichì!” Si sbellica. Con quella facciotta a cuore che mi è così familiare. Le guanciotte e la faccia a cuore sono della sua Mammazza. Al liceo quando provavo a disegnare Roxi, nelle ore di matematica in cui non capivo un cazzo e la prof. ci teneva a spiegarci “i limiti” (e io sotto voce con il labbro alzato e la mano a carciofo dicevo: “Ma i limiti di coooooosa!!! Ma zitta!”)…Quando provavo a disegnare la faccia di Roxi era semplice, bastava fare un cuore. M. ha la faccia a cuore come lei. Sono più di 20 anni che facciamo cene, io e Roxi. Pastazza, birrozze e divano farcito di storie. Magari ci raccontiamo sempre le stesse cose, ma vuoi mettere la goduria del dolcino a fine cena, con le finestre aperte e la sua fascia nei capelli anni Settanta? Adesso c’è anche M. Sta buonino seduto sul seggiolone, con la faccia a cuore e ride non solo con “Chicchirichì!” Anche “Cucù!” lo fa sganasciare. Ride coi singhiozzi. 

LE AMICHE STRANE…9 anni fa avevamo deciso di aprire questo blog. “Ognuna ci scriva i suoi cazzi!” Poi piano piano sono rimasta da sola a scrivere, finché non ho smesso. Ogni tanto ci tornavo, qui. Da sola. Rileggevo facendomi delle grandi risate. Ricordando cose che avrei potuto magari dimenticare. Invece no. Perché sono tutte scritte qui. Nel nostro bloggaccio. I racconti delle “Cene zoccole”. Chissà perché le chiamavamo così. Cene a tema, come quella delle Shampiste. Nina era venuta vestita da Shampista un po’ zoccola. Avevamo deciso il tema “Shampiste ignoranti”, Nina ci aveva aggiunto un po’ di pepe, con una minigonna inguinale e uno stivalazzo mica da ridere. Con le spazzole in tasca e i becchi d’oca attaccati alle canotte tamarre. La RED DINNER, a casa di Imma. Tutte con qualcosa di rosso. Un colore forte, forte come lo spavento che ci siamo prese due giorni dopo…Ma io ho subito scritto la letterina a Babbo Natale, dicendogli tipo: “Vedi un po’ che cazzo devi fare, vecchio alcolizzato di merda. Vedi di non fare sorprese e facci l’unico regalo che vogliamo. Vedi di fargli aprire gli occhi. Vedi di farlo tornare indietro. O faccio un macello”. E quella volta LE AMICHE STRANE hanno chiesto ai lettori del bloggaccio di fare una OLA per L. Avevamo bisogno di energia. Perché per aprire gli occhi e tornare indietro lui aveva bisogno di noi. E tutti a fare la ola virtuale. E alla fine gli occhi li ha aperti. E vaffanculo, meno male. Il blog delle Amiche Strane e i racconti di amori che sembravano eterni. Uomini passati che ora fanno parte del passato. Racconti di psicanalisti psicopatici che ti danno appuntamento a mezzanotte e ti leccano l’ascella mentre tu ti chiedi che ci fai lì. Racconti di periodi all’estero, di me e Roxi sedicenni coi capelli rosso fragola fatti con le bombolette rubate a Carnaby Street. Delle case infestate dove stavamo in Inghilterra. Di bambini pazzi e lavori presi e lasciati a volte fuggendo. Come Roxi con lo Stupido Hotel. Lanci col paracadute per festeggiare la fine di una storia lunga dieci anni. Roxi che cambia casa e non ha più il gatto ALIEN, quello senza denti. Ora ne ha un altro che salta sul balcone dei vicini che chiedono aiuto perché si trasforma in una iena. Imma ha fatto carriera e lavora sempre nell’ufficio con le colleghe ninfomani. Anche se ora si sono calmate, dice. Il figlio di Imma è tutto suo padre. Viene alle cene anche lui ogni tanto. Poi Imma gli mette il pigiamino, lo carica in macchina e vanno a casa. “Almeno dopo è già pigiamato altrimenti mi fa sclerare” Sempre precisina, lei. Lenticchia è sempre uguale. Anzi adesso all’ultima cena ha persino bevuto il vino. “Ma poco, eh!” Nina si è sposata con un cappello bianco con la falda larga. E’ arrivata su una carrozza. Io ci ho messo parecchio a spiegare a tutti che il mio fidanzato non era venuto al matrimonio perché ci siamo lasciati e ha preferito a me una commessa tamarra con le unghie fucsia. Ma son dettagli. 

Qua bisogna riprendere il bloggaccio. Un MILIONE NOVECENTOTRENTAQUATTROMILA DUECENTO E ROTTI lettori, non possono essersi sbagliati.

Io ho rotto il ghiaccio. Le AMICHE STRANE lo sanno. Ora se avete voglia, scrivete. Del resto il bloggaccio è terapeutico.

DEEVA

 

ORA LO SO, CHE NON VALEVI UN CA**O

16 Agosto 2010 238 commenti

Perchè hai comprato degli occhiali da sole così grandi?”

Ma che ne so. “Mi piacevano” ?

La gente che fa domande inutili. In quel momento sta sprecando parole. Perchè la vita non ti cambia, se ricevi una risposta buttata lì ad una domanda inutile e anche un po’ stupida. Ma lo vogliono sapere. A tutti i costi. Non gli basta sentirsi dire che quegli occhiali mi piacevano e li ho comprati senza nemmeno provarli. Eppure sarebbe la risposta più sensata. Gli occhiali, mi piacevano. Non mi sono posta affatto il problema di come mi sarebbero stati sulla faccia. Io detesto le persone che cercano spiegazioni, vogliono conferme e ti chiedono perchè una cosa ti piace. Mi annoiano le persone che ti chiedono “Come mai?”, “Perchè?” Si vive molto meglio a volte senza sapere il perchè delle cose.

Potrei darvi una risposta che vi farebbe  paura.

Magari vi turberei.

Forse vi metterei a disagio.

Magari vi aspettereste una risposta sconvolgente.

Ho passato gran parte della mia vita a farmi domande sul perchè  di alcune cose, ma non mi è mai venuto in mente di chiedere perchè qualcosa piacesse a qualcuno.

Come quelli che ti dicono: “quella tua foto non mi piace per niente”

Pensi davvero che me ne possa fregare qualcosa se non ti piace? Credi davvero che tra le mie priorità della giornata ci sia cercare di non offendermi perchè mi hai detto che quella foto non ti piace?

Le mie priorità sono altre. La mia priorità è non pensare fino a 10 per decidere se una cosa mi piace. Era un delirio. Comprare qualcosa. Scegliere una cosa da comprare.

Megio verde o rosso

meglio questo che tengo nella mano destra o quello nella mano sinistra

meglio il verde

verde

cosa mi ricorda il verde…ospedale…camici…no

questo è quello che ho preso per primo…non posso rimetterlo lì

devo comprarlo.

O forse è meglio comprare quest’altro perchè forse questo mi porterà sfortuna.

Ecco ora ho detto che mi porterà sfortuna non posso più comprarlo.

La mia priorità è prendere la prima cosa che mi piace.

E’ non chiedermi perchè una cosa mi piace.

E’ fregarmene se una persona capisce che non mi piace.

Le mie risposte alle domande che mi fanno le persone che non mi piacciono sono banali. Sono stupide, appositamente. Perchè io non piaccia a loro.

Non mi piace piacere a chi non mi piace.

Rispondo come rispondono le persone che non mi piacciono.

Una volta non sapevo decidere nemmeno quello che mi piaceva. Perchè pensavo che non sarebbe piaciuto agli altri.

Ho comprato questo

ma in realtà

io volevo l’altro.

Ho avuto accanto persone che non mi piacevano. E stavo zitta.

Poi un giorno mi sono svegliata.

Di colpo.

Bbbbaamm!

“Tu non mi piaci. Non mi piaci proprio per niente”.

oppure

“Non avrei mai dovuto nemmeno pensare che mi piacevi, lo sai? Lo sai che mi ero sbagliata?

Scusa sai, eh, se te lo dico solo adesso che magari non te ne frega più niente.

Ma sappi che non mi saresti dovuto piacere nemmeno un po’.”

Mi guarda con un’espressione incredula.

Dai… è acqua passata cambiamo discorso…

[Perchè adesso lo so, che non vali un cazzo.]

“Perchè hai comprato degli occhiali da sole così grossi?”

Non ti piacciono, vero? Ecco ora li tolgo.

GLI HO REGALATO L’UNICA SODDISFAZIONE DELLA GIORNATA.

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